11 Febbraio 2007
- Valle d'Aosta: progressione in ambiente innevato con le racchette da neve
Attraverso l'incanto del "fiabesco" mondo di un bosco in inverno imparando a muoversi con le "racchette da neve"....
Arianna C. (8 anni)
A.A.A. neve cercasi
Ancora qualche curva e siamo al parcheggio della funivia!
Io sono seduta in fondo, e comincio a sentire il brusio che precede l'eccitazione.
Qualcuno timidamente e con aria insicura, si alza cercando in qualcun altro sguardi che gli diano la certezza che sia arrivato il momento.
Dopo qualche ora di tranquilla apatia, questi sguardi furtivi che rompono la monotonia, non passano inosservati.
Il "pronti via" è stato lanciato…Il brusio che sino allora sosteneva il silenzio, si trasforma in un crescente parlottio.
Dai primi posti avvisano quelli dietro…qua e la qualcuno si stira nell'intento di toccare il soffitto, altri si aggrappano agli zaini
tirandoseli sulla testa e qualcuno dei "grandi", schiacciandosi fra uno schienale e l'altro e scavalcando qualche bambino che preso dall'entusiasmo travolge qualsiasi cosa per raggiungere la propria meta, fa la spola nel corridoi per assicurarsi che tutti si preparino.
Anch'io frettolosamente cerco d'infilarmi la giacca a vento - se solo trovassi la manica!!!-.
Prima d'infilare l'altro braccio, agguanto lo zaino e lo sbatto sul sedile, e mentre gli apro la cerniera per dare una controllatina, finisco d'indossare la giacca.
Questa operazione non m'impedisce di lumare gli altri e per un attimo, la convulsione che vedo mi porta a fantasticare, dandomi l'impressione d'essere nello stomaco di un drago che si prepara ad eruttare fuoco da un momento all'altro!
Scendiamo dal pullman. Ancora qualche minuto di confusione per attrezzarci, e ci avviamo alla funivia.
Si stacca dall'impianto e trattengo a stento la risata vedendo un ragazzino spiaccicarsi mani e faccia contro il vetro.
Questione di attimi perché per lo stesso rollio devo cercare un appiglio, e grazie ai miei guizzanti riflessi dovuti alla mia lunga decennale esperienza
alpinistica, mi aggrappo al palo che si trova a 20 centimetri dalla mia
mano. (beh forse ho esagerato…erano 10!!) Sto recuperando le energie e gradualmente riprendo in mano la situazione.
Siamo in molti, e ammassati, e non posso fare a meno di collegare la favola di prima con la situazione attuale, perché ora mi sembra d'essere nella pancia di un drago ingordo che ha mangiato troppo!!
Abbiamo trasvolato le Alpi e attracchiamo al paesino più alto d'Europa...Qui i bambini si trasformano in paperini; con le ciaspole ai piedi, sembrano dei subacquei che escono dal mare.
Un po' di pratica nell'aia, e siamo pronti per partire.
Ma…e la neve?!?
No problem!
Gli aquilotti alias i paperini non si perdono d'animo! Iniziamo una dondolante passeggiata attirati dalla neve che si scorge in lontananza.
Li becchiamo tranquillamente al pic-nic, allorché qualcuno veniva attirato dalle urla lanciate da papà e mamma papero (i grandi), che tracciano lungo il pendio innevato una pista per scivolare con i vecchi "sacchi della spazzatura".
Anche tutti gli altri si eccitano e sentendosi spersi, cominciano a starnazzare sulla neve, finché qualcuno si lancia sulla scia trascinandosi dietro tutti gli altri anatroccoli.
Durante il trambusto, durato più di un'ora, causato dal concitato sali e scendi, si potevano notare le candide piume mischiarsi con la soffice neve.
Ci ri-incamminiamo verso
Chamois.
Ad ogni passo la neve diminuisce, e con sollievo tutti i palmipedi togliendo le
ciaspole, tornano ad essere liberi aquilotti. Stanchi, ci lasciamo inghiottire dal drago che ci ha portati fin qui, e proseguiamo il ritorno lasciandoci dondolare dal rollio del pullman, mentre i nostri pensieri ci trasportano ai ricordi della giornata.
Giulia G. (17 anni)
11 Marzo 2007 - Monte di Portofino: l'ambiente mediterraneo
Escursione sulle prime propaggini dell'Appennino percorrendo sentieri con "vista mare".... alla scoperta dell'ambiente
mediterraneo....
Portofino, località della Liguria, è il posto ideale per una escursione adatta sia ai più piccoli che ai più grandi.
Il percorso non era particolarmente impegnativo poiché non era un'uscita a scopo escursionistico, bensì a scopo istruttivo.
Questa esperienza è servita a tutti, ma in particolare ai più piccoli, che, aiutati dai ragazzi più grandi, hanno imparato molto sull'ambiente marittimo, e sulle differenze con l'ambiente alpino.
Il gruppo è stato diviso in sotto gruppi composti da 4-5 persone ognuno, di cui una era capogruppo, un ragazzo preso dal gruppo 13-17, che aiutava gli accompagnatori a badare ai più piccoli e ad aiutarli durante il percorso.
Ci sono stati molti momenti di svago, soprattutto presso Semaforo Nuovo, dove ci siamo fermati a mangiare. Qui abbiamo assaggiato la buonissima focaccia genovese e molti si sono divertiti a giocare nel verde.
Alla fine del percorso, siamo giunti a S Fruttuoso, dove, in attesa del traghetto che ci avrebbe portato a S Margherita, alcuni coraggiosi hanno fatto il bagno nel mare, ancora gelido dall'inverno.
Molti dei bambini si sono dimostrati particolarmente interessati alla conoscenza del percorso e delle caratteristiche dell'ambiente che li circondava. Ed era proprio questo lo scopo dell'uscita: insegnare ai bambini i pericoli che si possono correre nei boschi e allo stesso tempo imparare a salvaguardare la natura.
A fine giornata quasi tutti erano entusiasti delle cose imparate durante l'uscita. Ma soprattutto della giornata passata in compagnia degli amici e del divertimento di una passeggiata nel verde.
Francesca M. (15 anni)
Lorenzo C. (15 anni)
15-16 Settembre 2007 - Week-end al rifugio Q.
Sella nel Parco Nazionale del Gran Paradiso: scopriamo l'ambiente in una grande valle di origine glaciale
(*)
Week-end alla scoperta delle bellezze straordinarie del Parco Nazionale del Gran Paradiso: flora; fauna e tutto quanto avremo la fortuna d'incontrare e vedere....
1°
giorno
Siamo partiti, come al solito, con un
pullman richiesto per l’occasione e, dopo aver salutato
le nostre famiglie, ci siamo diretti verso il lago
Maggiore, la Val d’Aosta ed infine Cogne.
Il viaggio non offre molti svaghi e
quindi ci siamo arrangiati come potevamo: la maggior parte
di noi chiacchierava animatamente con i propri compagni di
corso o con gli accompagnatori, non mancava chi ascoltava
musica, recitava filastrocche e parlava (o sparlava) dei
propri professori delle loro manie e vizi.
I paesaggi che abbiamo attraversato
con il pullman, una volta raggiunta la Val d’Aosta,
erano assolutamente splendidi, come sempre in montagna,
però alcuni non hanno potuto goderseli per via del mal
d‘auto(bus) o per la distrazione.
Arrivati
al nostro campo base, Valnontey (quota 1674 m s.l.m.), e
infilati gli scarponi da trekking, siamo partiti; quella
prima parte dell’uscita assomigliava più ad una gita
scolastica dal momento che passeggiavamo tranquillamente
su di una strada pianeggiante e carrozzabile per andare a
visitare il giardino alpino “Paradisia”. Purtroppo per
alcuni, ma fortunatamente per altri, questo paradiso
botanico era chiuso al pubblico (fatta eccezione per
alcuni danesi che
erano riusciti ad ottenere una visita guidata) e così
abbiamo iniziato a camminare seriamente. Qualcuno, però,
non riusciva a tenere il passo e quindi ci fermavamo
spesso per riprendere fiato e per osservare la magnifica
foresta di conifere che ci circondava.
Punteggiato da queste piccole soste
il sentiero proseguiva per un’altra ora circa in
continui tornanti che ci hanno permesso di prendere quota
velocemente, passando dai 1674 m del parcheggio ai 2000 m
circa del punto in cui ci siamo fermati per mangiare.
Questo è stato un altro punto
spiacevole per gli accompagnatori poiché molti si erano
portati da casa le bottiglie da 1,5 litri di tè da
supermercato e avevano mangiato due o anche tre panini
imbottiti di dimensioni spropositate; risultato di questa
pausa mangereccia di tre quarti d’ora: quasi tutti
quelli che si erano ingozzati di cibo, avevano ora
difficoltà a camminare. Proprio per questo era stato
deciso, di comune accordo, di dividersi in due gruppi che
sarebbero avanzati separatamente.
Il
gruppo di testa ha distanziato presto quello dei più
piccoli che stava in coda. Eravamo ormai usciti dalla
boscaglia e, accompagnati dallo stridio delle cavallette e
dei grilli, abbiamo terminato il nostro primo giorno di
marcia, avvistando a tratti alcune marmotte o stambecchi.
L’ultimo tratto era ripido, ma non abbiamo diminuito di
molto il passo, giungendo al rifugio con un’ora buona
d’anticipo rispetto agli altri.
Una volta arrivati alla meta (2579 m
s.l.m.) abbiamo buttato a terra gli zaini e ci siamo
rilassati, immergendo anche le braccia in un abbeveratoio
pieno d’acqua gelata che ha cancellato la fatica della
marcia dalla nostra mente.
Gli
accompagnatori, dopo aver fatto una lunga ramanzina a
quelli che non erano riusciti a tenere il passo per colpa
del troppo peso nello zaino o nello stomaco, hanno scelto
alcuni di noi per arrivar fino a Col de la Rousse il
giorno seguente.
Il rifugio era molto accogliente e la
vista meravigliosa, ma ciò che ha attirato l’attenzione
di tutti è stato il calcetto; dopo alcune prove alle
quali non ho assistito Francesca e Giulia hanno sfidato
Sergio e Mario. Dopo una prima sconfitta (3-8) i due
accompagnatori hanno vinto la seconda partita (7-4), ma
perso il torneo per la differenza reti.
Altri si sono dedicati
all’osservazione degli stambecchi che, stranamente,
venivano vicino al rifugio (9 o 10 metri di distanza) e,
per alcuni sono sembrati una preda davvero succulenta.
Lorenzo, Stefano ed i suoi cugini,
invece, sono andati in esplorazione, ma tutti siamo stati
richiamati dall’ora di cena.
Più tardi, avendo già sistemato le
nostre cose nelle camere prima di mangiare, siamo
nuovamente usciti per osservare le stelle. L’astronomo
che era con noi ci ha indicato con un laser varie
costellazioni tra cui Cassiopea, Andromeda, il Cigno,
Petaso ed il Triangolo Estivo oltre, naturalmente alle
orse Maggiore e Minore e la Stella Polare.
Una volta tornati nelle nostre camere
ci siamo addormentati quasi immediatamente e non ci siamo
svegliati se non il mattino seguente.
2°
giorno
Quella
mattina, scendendo a colazione, abbiamo scoperto che i
rifugisti non avevano preparato, come avevamo chiesto, i
panini per il pranzo a mezzogiorno. Di conseguenza, invece
che partire alle otto di mattina come avevamo progettato,
abbiamo dovuto aspettare per più di un’ora, prima di
avere il pasto.
Dopo quest’attesa ci siamo divisi
in due gruppi: il primo, quello che è partito subito dopo
aver ricevuto il pranzo al sacco, avrebbe dovuto
raggiungere Col de la Rousse alle 11 meno un quarto, ma
erano già le 9 passate così ci siamo messi in marcia
lungo il sentiero 2 e di buon passo.
Abbiamo avanzato senza particolari
difficoltà fino ai piedi del passo e lì abbiamo
avvistatati una decina di stambecchi che ci guardava
avanzare su per un ripido sentiero, tutto a tornanti.
Con
fatica siamo arrivati fino alla cima ed, incredibilmente,
eravamo in orario.
Lì ci siamo rilassati ed abbiamo
completato le schede, dopo aver mangiucchiato qualcosa.
Più avanti, la nostra escursione
prevedeva la visita ad un piccolo lago montano e poi
avremmo fatto dietro-front e saremmo tornati dalla stessa
valle per cui eravamo saliti il giorno prima, ma
osservando la carta, abbiamo deciso di scendere da una
vallata, quasi parallela alla prima, che ci avrebbe
portato solo poco più a nord.
Siamo partiti e con brevissime soste
abbiamo raggiunto Cretàz, un paese a dieci minuti
d’autobus da Valnontey , dove, grazie ad una
piccolissima discesa e ad una spiaggia di rocce sul fiume
abbiamo potuto rinfrescare i nostri piedi doloranti e
cambiarci le scarpe.
Infine siamo restati per un’oretta
circa in paese, dove Mario ci ha gentilmente offerto un
gelato (io, per la verità, ne ho anche preso un altro
goloso come sono) e poi siamo andati fino
all’appuntamento con il pullman, già carico dei nostri
compagni più piccoli e siamo tornati a Milano.