I lavori dei Ragazzi
Corso Alpinismo Giovanile da 8 a 12 anni e da 13 a 17 anni

11 Febbraio 2007 - Valle d'Aosta: progressione in ambiente innevato con le racchette da neve 

Attraverso l'incanto del "fiabesco" mondo di un bosco in inverno imparando a muoversi con le "racchette da neve"....

Arianna C. (8 anni)

 

A.A.A. neve cercasi

Ancora qualche curva e siamo al parcheggio della funivia!
Io sono seduta in fondo, e comincio a sentire il brusio che precede l'eccitazione. Qualcuno timidamente e con aria insicura, si alza cercando in qualcun altro sguardi che gli diano la certezza che sia arrivato il momento. Dopo qualche ora di tranquilla apatia, questi sguardi furtivi che rompono la monotonia, non passano inosservati. Il "pronti via" è stato lanciato…Il brusio che sino allora sosteneva il silenzio, si trasforma in un crescente parlottio. Dai primi posti avvisano quelli dietro…qua e la qualcuno si stira nell'intento di toccare il soffitto, altri si aggrappano agli zaini  tirandoseli sulla testa e qualcuno dei "grandi", schiacciandosi fra uno schienale e l'altro e scavalcando qualche bambino che preso dall'entusiasmo travolge qualsiasi cosa per raggiungere la propria meta, fa la spola nel corridoi per assicurarsi che tutti si preparino.

Anch'io frettolosamente cerco d'infilarmi la giacca a vento - se solo trovassi la manica!!!-. 
Prima d'infilare l'altro braccio, agguanto lo zaino e lo sbatto sul sedile, e mentre gli apro la cerniera per dare una controllatina, finisco d'indossare la giacca. Questa operazione non m'impedisce di lumare gli altri e per un attimo, la convulsione che vedo mi porta a fantasticare, dandomi l'impressione d'essere nello stomaco di un drago che si prepara ad eruttare fuoco da un momento all'altro!
Scendiamo dal pullman. Ancora qualche minuto di confusione per attrezzarci, e ci avviamo alla funivia.

Si stacca dall'impianto e trattengo a stento la risata vedendo un ragazzino spiaccicarsi mani e faccia contro il vetro.
Questione di attimi perché per lo stesso rollio devo cercare un appiglio, e grazie ai miei guizzanti riflessi dovuti alla mia lunga decennale esperienza alpinistica, mi aggrappo al palo che si trova a 20 centimetri dalla mia mano. (beh forse ho esagerato…erano 10!!) Sto recuperando le energie e gradualmente riprendo in mano la situazione.
Siamo in molti, e ammassati, e non posso fare a meno di collegare la favola di prima con la situazione attuale, perché ora mi sembra d'essere nella pancia di un drago ingordo che ha mangiato troppo!!

Abbiamo trasvolato le Alpi e attracchiamo al paesino più alto d'Europa...Qui i bambini si trasformano in paperini; con le ciaspole ai piedi, sembrano dei subacquei che escono dal mare. Un po' di pratica nell'aia, e siamo pronti per partire.
Ma…e la neve?!? No problem!

Gli aquilotti alias i paperini non si perdono d'animo! Iniziamo una dondolante passeggiata attirati dalla neve che si scorge in lontananza. Li becchiamo tranquillamente al pic-nic, allorché qualcuno veniva attirato dalle urla lanciate da papà e mamma papero (i grandi), che tracciano lungo il pendio innevato una pista per scivolare con i vecchi "sacchi della spazzatura". Anche tutti gli altri si eccitano e sentendosi spersi, cominciano a starnazzare sulla neve, finché qualcuno si lancia sulla scia trascinandosi dietro tutti gli altri anatroccoli. Durante il trambusto, durato più di un'ora, causato dal concitato sali e scendi, si potevano notare le candide piume mischiarsi con la soffice neve.

Ci ri-incamminiamo verso Chamois.  Ad ogni passo la neve diminuisce, e con sollievo tutti i palmipedi togliendo le ciaspole, tornano ad essere liberi aquilotti. Stanchi, ci lasciamo inghiottire dal drago che ci ha portati fin qui, e proseguiamo il ritorno lasciandoci dondolare dal rollio del pullman, mentre i nostri pensieri ci trasportano ai ricordi della giornata. 

Giulia G. (17 anni)

 

11 Marzo 2007 - Monte di Portofino: l'ambiente mediterraneo 

Escursione sulle prime propaggini dell'Appennino percorrendo sentieri con "vista mare".... alla scoperta dell'ambiente mediterraneo.... 

Portofino, località della Liguria, è il posto ideale per una escursione adatta sia ai più piccoli che ai più grandi. Il percorso non era particolarmente impegnativo poiché non era un'uscita a scopo escursionistico, bensì a scopo istruttivo. Questa esperienza è servita a tutti, ma in particolare ai più piccoli, che, aiutati dai ragazzi più grandi, hanno imparato molto sull'ambiente marittimo, e sulle differenze con l'ambiente alpino. 
Il gruppo è stato diviso in sotto gruppi composti da 4-5 persone ognuno, di cui una era capogruppo, un ragazzo preso dal gruppo 13-17, che aiutava gli accompagnatori a badare ai più piccoli e ad aiutarli durante il percorso. Ci sono stati molti momenti di svago, soprattutto presso Semaforo Nuovo, dove ci siamo fermati a mangiare. Qui abbiamo assaggiato la buonissima focaccia genovese e molti si sono divertiti a giocare nel verde. Alla fine del percorso, siamo giunti a S Fruttuoso, dove, in attesa del traghetto che ci avrebbe portato a S Margherita, alcuni coraggiosi hanno fatto il bagno nel mare, ancora gelido dall'inverno.
Molti dei bambini si sono dimostrati particolarmente interessati alla conoscenza del percorso e delle caratteristiche dell'ambiente che li circondava. Ed era proprio questo lo scopo dell'uscita: insegnare ai bambini i pericoli che si possono correre nei boschi e allo stesso tempo imparare a salvaguardare la natura. 
A fine giornata quasi tutti erano entusiasti delle cose imparate durante l'uscita. Ma soprattutto della giornata passata in compagnia degli amici e del divertimento di una passeggiata nel verde.

Francesca M. (15 anni)
Lorenzo C. (15 anni)

 

15-16 Settembre 2007 - Week-end al rifugio Q. Sella nel Parco Nazionale del Gran Paradiso: scopriamo l'ambiente in una grande valle di origine glaciale (*)

Week-end alla scoperta delle bellezze straordinarie del Parco Nazionale del Gran Paradiso: flora; fauna e tutto quanto avremo la fortuna d'incontrare e vedere....

1° giorno

Siamo partiti, come al solito, con un pullman richiesto per l’occasione e, dopo aver salutato le nostre famiglie, ci siamo diretti verso il lago Maggiore, la Val d’Aosta ed infine Cogne.

Il viaggio non offre molti svaghi e quindi ci siamo arrangiati come potevamo: la maggior parte di noi chiacchierava animatamente con i propri compagni di corso o con gli accompagnatori, non mancava chi ascoltava musica, recitava filastrocche e parlava (o sparlava) dei propri professori delle loro manie e vizi.

I paesaggi che abbiamo attraversato con il pullman, una volta raggiunta la Val d’Aosta, erano assolutamente splendidi, come sempre in montagna, però alcuni non hanno potuto goderseli per via del mal d‘auto(bus) o per la distrazione.

Arrivati al nostro campo base, Valnontey (quota 1674 m s.l.m.), e infilati gli scarponi da trekking, siamo partiti; quella prima parte dell’uscita assomigliava più ad una gita scolastica dal momento che passeggiavamo tranquillamente su di una strada pianeggiante e carrozzabile per andare a visitare il giardino alpino “Paradisia”. Purtroppo per alcuni, ma fortunatamente per altri, questo paradiso botanico era chiuso al pubblico (fatta eccezione per alcuni danesi  che erano riusciti ad ottenere una visita guidata) e così abbiamo iniziato a camminare seriamente. Qualcuno, però, non riusciva a tenere il passo e quindi ci fermavamo spesso per riprendere fiato e per osservare la magnifica foresta di conifere che ci circondava.

Punteggiato da queste piccole soste il sentiero proseguiva per un’altra ora circa in continui tornanti che ci hanno permesso di prendere quota velocemente, passando dai 1674 m del parcheggio ai 2000 m circa del punto in cui ci siamo fermati per mangiare. 

Questo è stato un altro punto spiacevole per gli accompagnatori poiché molti si erano portati da casa le bottiglie da 1,5 litri di tè da supermercato e avevano mangiato due o anche tre panini imbottiti di dimensioni spropositate; risultato di questa pausa mangereccia di tre quarti d’ora: quasi tutti quelli che si erano ingozzati di cibo, avevano ora difficoltà a camminare. Proprio per questo era stato deciso, di comune accordo, di dividersi in due gruppi che sarebbero avanzati separatamente.

Il gruppo di testa ha distanziato presto quello dei più piccoli che stava in coda. Eravamo ormai usciti dalla boscaglia e, accompagnati dallo stridio delle cavallette e dei grilli, abbiamo terminato il nostro primo giorno di marcia, avvistando a tratti alcune marmotte o stambecchi. L’ultimo tratto era ripido, ma non abbiamo diminuito di molto il passo, giungendo al rifugio con un’ora buona d’anticipo rispetto agli altri.

Una volta arrivati alla meta (2579 m s.l.m.) abbiamo buttato a terra gli zaini e ci siamo rilassati, immergendo anche le braccia in un abbeveratoio pieno d’acqua gelata che ha cancellato la fatica della marcia dalla nostra mente.

 

 

Gli accompagnatori, dopo aver fatto una lunga ramanzina a quelli che non erano riusciti a tenere il passo per colpa del troppo peso nello zaino o nello stomaco, hanno scelto alcuni di noi per arrivar fino a Col de la Rousse il giorno seguente.

Il rifugio era molto accogliente e la vista meravigliosa, ma ciò che ha attirato l’attenzione di tutti è stato il calcetto; dopo alcune prove alle quali non ho assistito Francesca e Giulia hanno sfidato Sergio e Mario. Dopo una prima sconfitta (3-8) i due accompagnatori hanno vinto la seconda partita (7-4), ma perso il torneo per la differenza reti.

Altri si sono dedicati all’osservazione degli stambecchi che, stranamente, venivano vicino al rifugio (9 o 10 metri di distanza) e, per alcuni sono sembrati una preda davvero succulenta.

Lorenzo, Stefano ed i suoi cugini, invece, sono andati in esplorazione, ma tutti siamo stati richiamati dall’ora di cena.

Più tardi, avendo già sistemato le nostre cose nelle camere prima di mangiare, siamo nuovamente usciti per osservare le stelle. L’astronomo che era con noi ci ha indicato con un laser varie costellazioni tra cui Cassiopea, Andromeda, il Cigno, Petaso ed il Triangolo Estivo oltre, naturalmente alle orse Maggiore e Minore e la Stella Polare.

Una volta tornati nelle nostre camere ci siamo addormentati quasi immediatamente e non ci siamo svegliati se non il mattino seguente.

2° giorno

Quella mattina, scendendo a colazione, abbiamo scoperto che i rifugisti non avevano preparato, come avevamo chiesto, i panini per il pranzo a mezzogiorno. Di conseguenza, invece che partire alle otto di mattina come avevamo progettato, abbiamo dovuto aspettare per più di un’ora, prima di avere il pasto.

Dopo quest’attesa ci siamo divisi in due gruppi: il primo, quello che è partito subito dopo aver ricevuto il pranzo al sacco, avrebbe dovuto raggiungere Col de la Rousse alle 11 meno un quarto, ma erano già le 9 passate così ci siamo messi in marcia lungo il sentiero 2 e di buon passo.

Abbiamo avanzato senza particolari difficoltà fino ai piedi del passo e lì abbiamo avvistatati una decina di stambecchi che ci guardava avanzare su per un ripido sentiero, tutto a tornanti.

Con fatica siamo arrivati fino alla cima ed, incredibilmente, eravamo in orario.

Lì ci siamo rilassati ed abbiamo completato le schede, dopo aver mangiucchiato qualcosa.

Più avanti, la nostra escursione prevedeva la visita ad un piccolo lago montano e poi avremmo fatto dietro-front e saremmo tornati dalla stessa valle per cui eravamo saliti il giorno prima, ma osservando la carta, abbiamo deciso di scendere da una vallata, quasi parallela alla prima, che ci avrebbe portato solo poco più a nord.

Siamo partiti e con brevissime soste abbiamo raggiunto Cretàz, un paese a dieci minuti d’autobus da Valnontey , dove, grazie ad una piccolissima discesa e ad una spiaggia di rocce sul fiume abbiamo potuto rinfrescare i nostri piedi doloranti e cambiarci le scarpe.

Infine siamo restati per un’oretta circa in paese, dove Mario ci ha gentilmente offerto un gelato (io, per la verità, ne ho anche preso un altro goloso come sono) e poi siamo andati fino all’appuntamento con il pullman, già carico dei nostri compagni più piccoli e siamo tornati a Milano. 

E’ stata proprio una bella esperienza e la rifarei anche ora,ma non subito dopo la discesa: bisogna aspettare uno o due giorni prima che le gambe ricomincino a funzionare come si deve.

                                                                                                                       Tobia C. (15 anni) 

 

Pietro R. (10 anni)

 

 

Corso Alpinismo Giovanile da 13 a 17 anni

22 Aprile 2007 - Monte Tesoro: imparare ad orientarsi nel territorio 

Apprenderemo nozioni relative all'orientamento "sfruttando" lo splendido panorama che si gode dalla cima del Monte Tesoro..

La gita di aprile per la fascia di età 14-17 del Gruppo di Alpinismo Giovanile della SEM si è svolta al Monte Tesoro dove era prevista come attività, un’esercitazione di orientamento. Infatti, dopo il viaggio che ci ha portato alla partenza dell’escursione, abbiamo subito tirato fuori le bussole.

Sino a quel giorno, vi vedevo solo un ago bicolore roteare nel vuoto sotto il vetro, e quindi anche impossibile da toccare. Dopo averci giocherellato girandola e rigirandola, scemava il mio interesse per questo piccolo oggetto. Mario invece, uno degli accompagnatori, è riuscito a rivalorizzarlo alla grande, grazie alla sua maestria. Con poche nozioni ci ha insegnato ad accostare la bussola ai paralleli e ai meridiani della carta così come abbiamo studiato a scuola. Devo dire questa è proprio una grande invenzione!!

Metterlo in pratica poi è stato molto curioso, poiché ci ha aiutato ad identificare la natura in modo più interessante e divertente. Abbiamo continuato la nostra esercitazione per tutto il percorso della salita sino a quando infine la vetta è stata raggiunta. Ma con sorpresa…. non è stata una caccia al tesoro come ci si aspettava fin dall’inizio, ma abbiamo terminato il nostro lavoro impegnandoci a cercare e ad identificare i punti di riferimento che avevamo inizialmente evidenziato in precedenza sulla cartina.

Nel pomeriggio abbiamo percorso a ritroso il sentiero sino alla stazione per prendere il treno che ci riportava a Milano.
Beh…la solita cagnara del ritorno la conoscete già!

Giulia G. (17 anni)

20 Maggio 2007 - Aviatico - Cornagera (BG): esercitazione di tecnica di roccia 

Giornata dedicata a "prove d'arrampicata" in un ambiente spettacolare e selvaggio che si adatta alle esigenze di tutti....

Alice M. (13 anni)

 

Abito in una cascina in mezzo ai boschi, dove tengo il mio cavallo, le galline, le mie caprette, e le oche, ma non solo…
Quest’estate, mentre pulivo la stalla, mi sono accorta di una presenza alle mie spalle…un grosso ragno che saliva e scendeva dal suo filo. La sua agilità mi ha ricordato Alice, una ragazzina che frequenta assieme a me, il corso di Alpinismo Giovanile. Lei ha 13 anni e quel giorno, quando siamo andati in provincia di Bergamo, e precisamente nel territorio di Aviatico, l’ho guardata arrampicarsi su una delle pareti della Cornagera, assomigliava proprio a quel ragnetto! 

In quel giorno di maggio, infatti, ci siamo ritrovati tutti noi iscritti ai corsi di Alpinismo Giovanile e, una volta saliti sul pullman, ci siamo avviati proprio verso Aviatico. Ho detto tutti perché, oltre a noi ragazzi della fascia 14-17 anni vi erano anche i ragazzi della fascia d’età 11-14 anni che avrebbero percorso con noi un tratto di sentiero per lasciarsi poi alle “nostre” arrampicate in quanto diretti in cima al Monte Poieto dove gli Accompagnatori che erano con loro avrebbero affrontato il tema della formazione delle montagne. Il ricordo di Alice mi è rimasto particolarmente impresso nella memoria poiché, come me, anche tutti gli altri ragazzi del gruppo, sanno quanto può essere difficoltoso scalare una parete di roccia.

Ovviamente ognuno di noi ha qualche difficoltà, ma, affrontare quelle che per noi sono arrampicate di 8° grado, riuscendo ad arrivare sino in fondo contribuisce a vincere i timori e le paure che all’inizio tutti abbiamo ma anche ad autocaricarsi e ad acquisire più fiducia e stima in noi stessi. 
Ma tranquilli…gli aquilotti raggiungeranno anche quelle!!! A turno, tutti noi abbiamo affrontato più di una parete e in questo modo non ci siamo neppure accorti del passare del tempo…

Quasi senza accorgerci, infatti, è giunto il momento in cui è stato necessario riporre tutta l’attrezzatura (corde, cordini e moschettoni) per tornare verso Aviatico. Qui abbiamo incontrato gli altri ragazzi e, dopo esserci ritemprati tutti insieme, siamo saliti sul pullman per il viaggio di ritorno verso Milano, portando con sé, ciascuno di noi, nuovi ricordi, nuove esperienze, nuove conoscenze…. 

Giulia G. (17 anni)

 

14 Ottobre 2007 - Val Codera sul Sentiero del "Tracciolino": il lavoro nell'ambiente alpino 

Vivere e lavorare in ambiente montano non è cosa semplice.... Scopriremo insieme cosa ciò significhi percorrendo un tratto del sentiero denominato "Tracciolino" in Val Codera...

Eccoci sul treno diretto verso Colico. Con ancora un po' di sonno che il fresco della mattina non è riuscito a togliere, prendiamo posto e iniziamo ad attaccar discorso.
Guardando fuori dal finestrino si vedono, oltre a Milano che si allontana, un fitto strato di nuvole che non sembrano voler andare via. Passato il tempo un po' a chiacchierare e un po' divertendosi ci tocca lasciare l'oramai calduccio posto sul treno per trasferirci sul pullman.

Effettuato questo spostamento sappiamo che non manca tanto all'arrivo; infatti, dopo un breve tragitto in pullman scendiamo pronti per partire!!! Mi accorgo che il cielo stava iniziando a diventare sereno e il sentiero diventa sempre più ripido, ma gli allenatissimi aquilotti riescono a superare ogni fatica. Guardandoci intorno vediamo, oltre ai numerosi castagni e ad alcuni alberi inusuali, un magnifico paesaggio che mi lasciava, ogni volta che lo ammiravo, sempre a bocca aperta. 

Finalmente si arriva al famoso Borgo di San Giorgio abitato tutto l’anno. Qui gli affamatissimi aquilotti si fermano a mangiare e a godersi, oltre a un breve riposo, il paesaggio. Successivamente siamo andati a visitare anche uno spazio allestito a museo che illustrava la vita nel villaggio e i colossali lavori fatti per la diga. 

Infine, zaini in spalla, siamo ripartiti. Con la pancia piena gli aquilotti hanno affrontato l’ultimo tratto verso la diga. Questo percorso è caratterizzato dalla presenza di numerose gallerie, scavate in funzione di collegamento, una “stranissima” sensazione quella di camminare nel buio: DA PROVARE!!

Giunti alla diga ci siamo a malapena resi conto della sua imponenza. Dopo questa spettacolare visione, compiamo gli ultimi sforzi, percorrendo a velocità di “masso in caduta” il sentiero di ritorno. 

Un dettaglio da non sottovalutare: durante la discesa abbiamo fatto una sosta e un gruppo di alpini locali ci ha offerto delle buonissime caldarroste. Saliti sul treno per il ritorno abbiamo ritrovato i nostri amici “piccoli”del gruppo 8-12 e insieme abbiamo preso il treno per Milano. 

Mauro M. (14 anni)