Corso 2012 Alpinismo Giovanile "Marcello Meroni" da 14 a 17 anni:
i lavori dei ragazzi
 
 

12 Febbraio Gita alla Grotta "Buso della Rana"

Domenica 12 Febbraio, ore 7.30, tutti pronti in piazzale Lotto per partire alla volta della grotta "Buso della Rana", provincia di Vicenza. Peccato per un "piccolo" particolare: mancava il pullman!! Infatti il conducente era ancora sotto le coperte mentre noi lo aspettavamo al freddo. Dopo aver atteso un'ora al bar, si parte! Tre ore di viaggio ed eccoci arrivati a destinazione. Appena scesi da pullman; sotto una bella nevicata, cambio d'abito, imbraco e via.

Ci hanno accompagnato in questa uscita anche sei speleologi del gruppo grotte della sezione SEM. Dopo pochi minuti di cammino, si è aperta davanti a noi l'ingresso della grotta, molto ampia e spaziosa, a differenza di quella visitata a ottobre che era quasi introvabile. Il "Buso della Rana" è la più vasta grotta italiana ad un solo ingresso e si estende per circa 27 chilometri. Per percorrere tutte le ramificazioni si è dovuto creare un campo base con le tende, dove gli speleologi possono fermarsi a dormire. Noi ne abbiamo percorso una piccolissima parte, un chilometro e mezzo andata e altrettanti al ritorno, in circa cinque ore, tempo lungo dovuto anche all'elevato numero dei partecipanti alla gita (31 persone).

Queste grotte si sono formate grazie all'azione erosiva dell'acqua, che negli anni ha scavato la roccia e tramite vari processi chimici ha creato tutti i passaggi nelle sale che abbiamo visitato. L'acqua è presente tuttora e in quantità differente a seconda della stagione. E' preferibile visitare il Buso della Rana in inverno perché il livello è più basso ma, nonostante questo, in alcuni punti si sprofondava nelle pozze fino al ginocchio. Durante la visita abbiamo visto dei chiodi fissi alle pareti che servono d'estate; perché l'acqua si alza notevolmente, e l'unico modo per poter percorrere le grotte è trascinarsi con i canotti.

Finite le spiegazioni abbiamo acceso le pile sui nostri caschi e siamo partiti. Nelle prime sale della grotta faceva ancora molto freddo, infatti avanzando ci siamo imbattuti in una cascata che, per le basse temperature, si era congelata creando una bellissima statua di ghiaccio. Proseguendo siamo arrivati ad un tratto molto stretto conosciuto con il nome di "Sifone" Un passaggio simile lo avevamo trovato anche nelle grotte di Zelbio visitate ad ottobre, si chiamava la "Chiocciola". In quel caso però era molto più stretto e alcuni di noi non hanno voluto proseguire perché temevano di rimanere incastrati. Questa volta invece, siamo riusciti a passarci tutti e ci siamo avviati verso un'altra sala, rimanendo però ben attaccati alla roccia perché la galleria davanti a noi era invasa da tre metri d'acqua: legandoci ad una catena di ferro, mettendo i piedi su delle placche di ferro e reggendosi con le mani a dei pioli di acciaio, con calma siamo arrivati tutti dall'altra parte.

Continuando a camminare nelle gallerie, immergendoci nell'acqua e accovacciandoci per passare nei punti più stretti siamo finalmente arrivati nella Sala dei Massi, dove ci siamo riposati un po' e abbiamo tentato di riprodurre il fenomeno dello zero lumen, ossia della totale assenza di luce, cercando anche di rimanere il più possibile in silenzio per poter sentire i rumori della grotta.
Inutile dire che questo ultimo obbiettivo è stato fallito, poiché c'era qualcuno che continuava a chiacchierare ……Uno degli speleologi ha approfittato della pausa per parlarci delle reazioni che il cervello adotta quando ci troviamo in situazioni disagevoli, come in una grotta al buio, raccontandoci delle vicende capitate a lui in prima persona.

Finita la pausa ci siamo rimessi in marcia e, dopo aver superato una scala di metallo, abbiamo iniziato a camminare in una serie di cunicoli dove l'acqua, infiltrandosi tra le rocce, trascinava con sé dei piccoli detriti di calcare che depositandosi sulle pareti creavano delle bellissime conformazioni di pietra. Inoltre l'acqua, scorrendo tra i cunicoli, creava delle anse lisce e levigate che sono più o meno larghe a seconda della velocità con cui scende: più è veloce l'acqua più piccola sarà l'ansa, più è lenta l'acqua, più larga sarà l'ansa.

Finiti i cunicoli siamo sbucati in un'ampia grotta dove ci siamo fermati per una seconda pausa e, mentre mangiavamo dei panini gentilmente offerti dagli speleologi, abbiamo ritentato di ascoltare i rumori della grotta, questa volta riuscendoci. Alcuni pipistrelli dormivano sul soffitto e gli speleologi ci hanno spiegato l'ecosistema delle grotte che ha, come principale predatore, il suddetto mammifero. Visto che erano passate più di due ore da quando eravamo entrati in grotta era ora di tornare sui nostri passi e di avviarci all'uscita. Abbiamo tentato di percorrere una strada diversa ma essendo troppo difficile siamo ritornati su quella della andata.

Una volta usciti ci siamo cambiati gli indumenti bagnati e sporchi e siamo saliti sul pullman per ritornare a Milano.
Entrambi le esperienza in grotta sono state molto divertenti, interessanti ed istruttive perché abbiamo potuto conoscere ed imparare un aspetto nuovo della montagna, che prima non conoscevamo.
Consigliamo a tutti di provare e ringraziamo gli accompagnatori e gli speleologi che ci hanno dato la possibilità di vivere questa fantastica avventura.

Grazie e alla prossima!

Simone e Francesca Bondesan