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15 Febbraio - Piani dei Resinelli (LC)
- La neve: bellezza e pericoli
Progressione su neve.
A volte ritornano…. E noi siamo tornati, il 2° Corso Base di Alpinismo Giovanile è iniziato e noi Vi terremo compagnia fino a dicembre.
Per trovarci? Facile, basta leggere “La Traccia", il giornalino della Sezione dove sono pubblicate le nostre scorribande od accedere al sito internet della Sem e clikkare sul logo dell'Alpinismo Giovanile.
Ma veniamo a noi, il programma della prima uscita ha subito una variante, infatti dovevamo andare ai Piani di Bobbio, ma un'attenta valutazione dei tempi di percorrenza dei mezzi pubblici, ci ha costretti ad orientarci ad una meta più vicina, ed ecco spuntar fuori dal cappello a cilindro di qualcuno la mitica destinazione: si va ai Pian dei
Resinelli.
Ok! E la neve? Nessuna paura, c'e'! Uno di noi è andato a visionare il percorso, si andrà verso il Parco del Valentino che favorito dalla sua esposizione verso Nord mantiene un manto nevoso di circa ben 20 cm di neve, in ogni modo il Marco Airoldi, gestore del rifugio SEL (che ci ospiterà a pranzo), in caso di problemi ci avviserà.
Ora si tratta di organizzare il gruppo e distribuire compiti e mansioni.
A Milano vengono trovate (a fatica) e noleggiate ben 30 paia di "ciaspole", sì proprio le mitiche racchette da neve diventate tanto di moda ultimamente; questa sarà la novità dell'uscita su neve di quest'anno, inoltre ci vengono gentilmente concesse in prestito dal gruppo di Sci di Fondo Escursionistico alcune attrezzature per la ricerca dei sepolti da valanga: pala, sonda ed
arva.
Il programma prevede al mattino escursione sulla neve con le "ciaspole", poi pranzo al rifugio ed al pomeriggio si faranno dei gruppi a rotazione, alcuni ascolteranno le spiegazioni date sull'argomento dell'uscita: bellezze e pericoli della neve, mentre gli altri parteciperanno al gioco del nascondi e trova, cioè si nasconde un arva in trasmissione sotto la neve (in uno zaino) ed utilizzando gli altri quattro arva in nostro possesso, utilizzando le tecniche di ricerca (o almeno simili), dovranno trovare l'arva nascosto, questo comunque dovrebbe essere un momento ludico della giornata, insomma una specie di caccia al tesoro.
La mattina fatidica ci ritroviamo tutti allegramente in stazione Centrale, ci sono 19 ragazzi, ne mancano all'appello sei, sì non Vi sbagliate a leggere i numeri quest'anno abbiamo 25 iscritti, e forse in alcune uscite si aggregheranno dei ragazzi più grandi, noi invece abbiamo una new-entry, infatti Giuseppe si è aggiunto al gruppo degli accompagnatori.
Il tragitto ormai lo conosciamo tutti, treno per Lecco e pullman per i Resinelli, in treno si può toccare con mano l'allegria e l'entusiasmo dei ragazzi, che contagia sia noi che i ragazzi nuovi iscritti, che si sono già integrati nel gruppo (o meglio nell'orda selvaggia).
Ai Resinelli troviamo Mario che ha portato su in auto le "ciaspole"noleggiate (in treno sarebbe stato impossibile).
Grande allegria nel momento di distribuzione delle "ciaspole", qualcuno le conosce altri non le hanno mai viste, chissà come si usano? Noi adulti ci prodighiamo subito nel sistemarle ai piedi dei ragazzi, che man mano che le indossano cominciano a sciamare sul piano innevato infatti, cominciano ad arrivare alcuni richiami all'ordine, se non li teniamo d'occhio, poi ci tocca andarli a recuperare in giro per il pianoro. Comunque ce la facciamo, e dopo una buona mezz'ora di aggiustamenti vari, i ragazzi sono sistemati in fila per la foto ricordo.
Ok, finalmente siamo pronti, una breve descrizione di quello che andremo a fare e come ci si deve muovere, ed in fila indiana cominciamo ad incamminarci verso il bosco, seguiti dagli sguardi esterrefatti dei più che sono presenti sul pendio, armati di bob a doposci, (pensate che è la prima volta che mi capita di osservare ai Resinelli così tanta gente che si diverte con i figli a scivolare sulla neve, c'e' un posto che noleggia persino dei bob), comunque dobbiamo sembrare un po' buffi a camminare a gambe larghe sulla neve con questi cosi ai piedi (un fila di papere che va allo stagno sarebbe la definizione perfetta).
Dopo la prima mezz'ora di cammino siamo già diventati più esperti, anzi sembra proprio che siamo nati con questi affari ai piedi, i ragazzi cominciano a divertirsi e ad assaggiare cosa significhi camminare con le "ciaspole"ai piedi, dove la neve è molle non affonda, Oh ma bella è proprio questo il loro scopo.
La giornata è bella ma siamo in zona d'ombra e l'aria è frizzante , ma non fa freddo, anzi invitiamo i ragazzi a togliersi le giacche a vento per non sudare.
Camminiamo per circa due ore su e giù per il bosco, naturalmente allietati da alcune soste mangerecce e da alcune spiegazioni sull'ambiente che ci circonda. L'obbiettivo della prima parte della giornata è raggiunto, quindi ci avviciniamo al punto di partenza dove lasceremo le "ciaspole"ed andremo al rifugio a mangiare la pastasciutta.
Ore 13, finalmente siamo al rifugio, Marco (il rifugista) ci ha preparato in una saletta apposta per noi, ragazzi la fame è tanta; Marco ci ha preparato 2 teglie di maccheroni al ragù (qualcuno però la prenderà in bianco), non vi dico i bis, le porzioni sono abbondanti, ma comunque finiscono presto, per cui si attinge alle riserve e si cominciano a vedere panini grossi come dei mattoni, che i ragazzi (ma non solo) divorano. Ma non è finita ci sono anche
alcune torte offerte da un ragazzo che compie gli anni (anche quelle faranno una brutta fine), la storia delle torte è intrigante una veloce scorsa
all'elenco degli iscritti per verificare i compleanni ci fa notare che fra ottobre e novembre del 1993 ci deve essere stata un'epidemia a Milano, i più sono nati in quel periodo.
Alle 14.30 lasciamo il rifugio e ci dirigiamo verso il limitare del bosco per la seconda parte della giornata: spiegazioni sulla neve e ricerca dei sepolti da valanga (o meglio il gioco del nascondi e trova).
I ragazzi vengono divisi: un gruppo (il più consistente) assisterà alla lezione prevista sulle bellezze e sui pericoli della neve, osserverà come sono fatti i cristalli di neve e compilerà le schede sull'ambiente; mentre a rotazione, gruppetti di 4 ragazzi per volta parteciperanno alla dimostrazione di una ricerca di un sepolto da valanga.
Non avendo trovato un volontario da seppellire (scherzo!), viene proposto di nascondere uno zaino con all'interno un'arva in trasmissione (apparecchio che emette onde elettromagnetiche), mentre gli altri con un'ARVA a testa in ricezione dovranno individuare da dove proviene il segnale rilevato dallo strumento, (più ci si avvicina all'arva nascosto più il segnale acustico emesso dagli strumenti in ricezione è elevato), il gioco è divertente, quando i ragazzi lo trovano dovranno scavare con le pale per disseppellire lo zaino (comunque Vi posso assicurare che se il malcapitato fosse rimasto vivo, sarebbe sicuramente uscito malconcio dalle energiche badilate dei nostri ragazzi.
Un bravo va ad Alberto il più piccolo del gruppo che in pochi minuti (capito il meccanismo del gioco) ha trovato l'arva nascosto.
Come tutte le cose, anche le più belle finiscono e dopo un "lasciamoli giocare un po' sulla neve".
E' l'ora del ritorno, perciò raggruppato il "branco" ci dirigiamo verso il piazzale dei Resinelli, dove constatato che molti sono bagnati fin nelle mutande, c'e' l'ordine di cambiarsi onde evitare raffreddori ecc. ecc., anche i più recalcitranti (vorrebbero andare a casa bagnati), forse perché si vergognano a cambiarsi i pantaloni in mezzo agli altri, vengono invitati a farlo (in fondo è per il loro bene).
Alla fine siamo tutti sul pullman per Lecco, che malgrado la coda ci porta in stazione in orario per prendere il treno per Milano, che come al solito si rivelerà stracolmo di gente, ma siamo ormai superallenati e riusciamo comunque a trovare un posto a sedere per i ragazzi, che come al solito cominciano a tirar fuori dagli zaini dei rimasugli del pasto di mezzogiorno, e si mettono a mangiare (hanno sempre fame).
In breve fra scherzi e barzellette arriviamo a Milano dove ritroviamo i genitori che ci attendono e che ci accolgono come sempre con calore vedendo i visi stanchi ma soddisfatti dei loro figli.
4 Aprile - Sentiero Cadorna - M.te Orsa / M.te Pravello
La montagna nella storia
Finalmente, la seconda uscita.
Era in programma il 14 marzo e causa il maltempo rimandata al 4 aprile. Meta le fortificazioni militari del M.te Orsa presso Viggiu', dette "Linea Cadorna" e risalenti alla 1° Guerra Mondiale. Prima di tutto, una spiegazione: cosa è la Linea Cadorna... Durante la Prima Guerra mondiale il Gen.Cadorna fece realizzare una linea fortificata a ridosso del confine elvetico, nel timore che gli imperi centrali potessero sfondare e travolgere le fragili difese svizzere allo scopo di aprire un nuovo fronte con l'Italia.
L'atteggiamento della Svizzera stessa, nonostante la dichiarata neutralità, per una serie di ragioni, non costituiva una sufficiente garanzia contro le aggressioni austro-tedesche.
Tali preoccupazioni non erano nuove per lo Stato Maggiore del Regio Esercito che nei decenni precedenti aveva già evidenziato la necessità di rafforzare le difese in tale settore ma, per ragioni di bilancio, nessuna opera era stata avviata.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale tale deficit difensivo divenne evidente e un'aggressione in tale settore ancora più probabile.
Per scongiurare tale pericolo in poco più di un anno vennero approntati una serie di appostamenti per l'artiglieria, fortini e gallerie, collegati da linee multiple di trincee.
Questo sistema difensivo solca la provincia di Verbania, attraversa idealmente il Lago Maggiore e prosegue, lambendo i confini svizzeri, lungo la porzione settentrionale delle province di Varese, Como e Bergamo, terminando nei pressi del
Pizzo dei Tre Signori. Il ritrovo è presso la stazione di P.ta Garibaldi alle 7.10, questa volta ci siamo quasi tutti, i ragazzi sono 23 su 27, compresi gli accompagnatori ed un ospite (genitore di un ragazzo, militare di carriera, interessato alle fortificazioni) in totale siamo in 30.
La fantasia dei nostri ragazzi galoppa, non hanno mai visto dal vivo delle fortificazioni militari risalenti alla 1° guerra mondiale, e pensano di trovarci chissà che cosa…
Il viaggio in treno è comodo, solo a Varese dobbiamo aspettare circa mezz'ora la coincidenza per la stazione di Bisuschio-Viggiù, punto di partenza della nostra escursione.
All'arrivo le operazioni tattiche (oggi usiamo una terminologia militare), sono le stesse: sistemazione degli zaini, spogliazioni e vestizioni varie, calzata e sistemazione degli scarponi, mangiucchiatine varie, ecc…ecc…
Messa in riga la truppa, avviene la distribuzione della cartina del percorso; i soldatini vengono invitati a leggere ed a individuare i monti segnati sulla stessa, ormai sono sgamati, in breve tutto viene risolto.
Il percorso è nuovo per molti di noi, ma ci affidiamo tranquillamente ai due volenterosi del nostro gruppo che la domenica precedente sono venuti a visionarlo.
L'ambiente è bello ed utilizziamo una scorciatoia fra prati in fiore (sono tappezzati di anemoni) e boschi di castagni, per raggiungere l'inizio vero e proprio della mulattiera per il Monte Orsa; tagliando così fuori il paese di Viggiù in quanto attraversato dalla strada statale la quale sarebbe risultata pericolosa da percorrere da un gruppo come il nostro.
Breve sosta per riprendersi, seguita da uno spuntino, ed incomincia la scalata del Monte Orsa. Scalata, perché il sentiero è in salita, Oddio non che ci si debba arrampicare, comunque il pendio a tratti non è molto dolce e ci s'inerpica su velocemente. Un po' di sofferenza che alla fine sarà ben ricompensata.
Infatti, proprio alla fine della salita, dietro ad una curva, ecco apparire l'entrata della prima galleria.
E' enorme e vista da fuori sembra anche spaventosamente buia, niente paura, è solo una questione di occhi abituati alla luce; comunque ai ragazzi, facciamo usare le pile, per qualcuno è la prima volta e li invitiamo a non giocarci ma ad usarle in modo adeguato, insegnando così loro che in caso di effettivo bisogno le batterie delle pile debbono essere funzionanti e non scariche perché ci abbiamo giocato.
La galleria ci riserva una grossa sorpresa, e' composta da cinque enormi postazioni per cannoni puntate sul paese di Porto Ceresio ; ne visitiamo una (sono tutte eguali), viene spiegato a cosa servivano e come funzionavano i cannoni, finalmente qualcuno fa delle domande: a cosa servivano gli anelli sui muri? Quali proiettili utilizzavano? E finalmente la più temuta: ma dove sono i cannoni?
Che bravi questi soldatini si sono accorti che mancava il pezzo forte.
Ebbene, non ci sono! La delusione di qualcuno per non aver trovato i cannoni è tanta ma è superata dalla visione dell'ambiente che ci sovrasta.
Fuori dal tunnel (come la famosa canzone che ci sta tormentando da un po' di tempo), ci accorgiamo che il Monte Orsa l'abbiamo attraversato da parte a parte.
Ora ci stiamo avvicinando alle postazioni lungo la cresta del Monte Pravello, punto di arrivo della nostra escursione e segnavia di confine con la vicina Svizzera.
La cresta è una trincea unica, lunga circa un chilometro, con postazioni per mitragliatrici, cannoncini e fucilieri. Ne visitiamo alcune, sono tutte collegate da ridotte (gallerie scavate nella roccia) che percorriamo in fila indiana e dove in una troviamo anche delle stalattiti.
E' circa l'una e si sente brontolare, saranno i tuoni? Impossibile il cielo è sereno, ma certo sono le pance delle nostre reclute (e non solo) che reclamano il rancio. Trovato un bello spiazzo posto in una postazione di fucileria e con sotto una ridotta con tre postazioni di mitraglia, ci fermiamo per il rancio, inutile dire che è un momento topico e fuori le gavette non si sente più volare una mosca, l'unico rumore è quello delle mandibole che rompono la monotonia del silenzio.
La sosta dura circa un'ora, si riprende il cammino, ed in breve percorrendo la trincea, finalmente giungiamo in cima al Monte Pravello, dove sostiamo per far compilare alle reclute i formulari sull'ambiente visitato.Infine non poteva mancare la foto ricordo di gruppo che viene scattata in cima al monte Pravello proprio sotto il palo che indica il Confine Svizzero.
Finalmente la discesa, che all'inizio è abbastanza ripida, la quale richiede un po' d'attenzione da parte di tutti per non far rotolare i sassi a valle , in breve siamo ai piedi del Monte Pravello; ora ci aspetta un lungo traverso in leggera discesa che ci farà confluire sulla mulattiera che giunge dal paese di Besano e che ci riporterà al punto di partenza. Per farla breve siamo saliti da un versante e discesi dall'altro percorrendo così l'anello completo del Monte Orsa.
La discesa ci impegnerà per circa due ore e qualcuno comincerà ad accusare la fatica, che svanirà come d'incanto davanti al bar vicino alla stazione, dove viene fatta man bassa di gelati e bibite (birra) per qualche accompagnatore, cosa curiosa troviamo appese al Bar dei taglieri in legno con delle ricette di dolci locali, ed una si chiama "Crostata Dolores", ricetta che viene immortalata in una foto ricordo in mano alla nostra mitica Dolores (Dolly per gli amici).
Si avvicina l'ora del ritorno, stavolta i treni sono uno dietro l'altro, solo che l'ultimo è un locale e si ferma in tutte le stazioni (che pizza), infatti arriviamo a Porta Garibaldi all'alba (ma sarebbe meglio dire al tramonto ) delle 19.45, dove trepidanti ci aspettano i genitori.
18 Aprile - Torrente S. Giulio - Cittiglio (VA)
L’acqua: una preziosa risorsa da conservare
…..Dove si va? Quanto camminiamo? ...Ma allora non si cammina molto….
E' inutile, non c'è nulla da fare: certe domande dei "nostri" ragazzi sono invariabilmente le stesse. Ogni volta. Inesorabilmente. Per fortuna, in altri frangenti la fantasia sanno ancora esprimerla: ad esempio... .raccontando "spacconate"!
E così, fra una chiacchiera e l'altra, è iniziata anche la nostra terza uscita AG annuale. Meta: le cascate del torrente S.Giulio, presso Cittiglio (Varese).
Argomento dell'uscita: "Acqua, una preziosa risorsa da conservare".
E a dire il vero, domenica se c'è una cosa che proprio non è mancata è giusto l'acqua.
Sia perché ci siamo a lungo soffermati presso il torrente, per fare giochi ed osservazioni varie, sia perché "Giove pluvio", anche se segretamente implorato nel nostro cuore di volgere altrove il suo….secchio, non ci ha voluto risparmiare un bell'acquazzone.
Comunque: ore 8:15, ci si ritrova alla Stazione FS di Porta Garibaldi. Accipicchia, però….nonostante un tempo che non promette granché di buono (fitte consultazioni telefoniche fra gli AAG si sono intrecciate fino alla sera prima), il nostro gruppetto di "intrepidi" si è presentato ugualmente, più che puntuale, all'appuntamento.
E che bella soddisfazione è il vedere che il tempo incerto non ha affatto scoraggiato i ragazzi (ma nemmeno i genitori…), anche se qualche ragionevole dubbio in proposito in effetti sussisteva.
Questo è davvero bello: finalmente inizia a farsi strada nell'animo dei fanciulli (e delle fanciulle) il vero "spirito" della montagna. E bravi, i nostri aquilotti!
Di conseguenza, persistendo l'instabilità meteorologica ma in assenza di pioggia, si decide di comune accordo di partire.
I ragazzi, già sul treno, si dimostrano belli "carichi", e mettono come sempre a dura prova la capacità "tamponante" degli accompagnatori.
Solo una "piccolina" accusa un po' di tristezza, perché le sue amiche più care non sono presenti. La mamma ce la affida ugualmente, certa che le nubi scure sul volto e le piccole "gocce di pioggia" discese dagli occhi della bimba spariranno presto, fugate dalla coinvolgente allegria dei compagni.
Per fortuna, Cittiglio viene presto raggiunto, e dopo l'immancabile sguardo alla cartina, si giunge in breve anche presso il torrente, che subito si rivela a noi in tutta la sua selvaggia bellezza. Ecco infatti che ci si ritrova, percorrendo il sentiero all'uopo predisposto dai gloriosi Alpini della locale Associazione, nei pressi di una impressionante forra, scavata nei secoli dal torrente in una roccia dura e resistente alla sua azione erosiva.
Poco più avanti ci raggiunge un signore, sulla sua antiquata ma robusta "Panda", il quale ci avvisa che nella zona circostante sono state liberate delle vipere, per
ripristinare l'equilibrio eco-faunistico della zona.
Fantastico, proprio la notizia che ci voleva….ma niente paura, la situazione è sotto controllo: con il
"freschetto" che fa, "coadiuvato" dalla minaccia di pioggia, pare che le "signore vipere" non amino molto andarsene in giro.
Meglio! Diremo noi: si potrà quindi lavorare in santa pace…. "Lavorare? Come, "lavorare"?? Spontanee sorgono le domande nel gruppo dei "folletti"…
Ma la risposta degli accompagnatori ha toni accattivanti: "oggi ci divertiremo imparando…".
Ed ecco che di lì a poco incontriamo il primo dei cartelli del percorso didattico riguardante questo torrente, elaborato alcuni anni fa dalla locale Scuola Elementare in collaborazione con il Comune di
Cittiglio. I temi trattati, che anche noi svilupperemo nel corso dell'escursione, sono tutti centrati sull'ambiente tipico di un torrente di montagna ed offrono interessanti spunti per esperienze educative.
Durante la nostra escursione vedremo tutti questi cartelli, e per ognuno spenderemo due parole per dischiudere ai ragazzi l'affascinante mondo delle acque dei torrenti, con tutti i loro abituali "ospiti" perfettamente adattati a questo ambiente così particolare.
Una piccola chiacchierata introduttiva ai ragazzi, mentre un paio di accompagnatori partono in "avanscoperta" alla ricerca dei punti del torrente più adatti per realizzare i nostri "giochi d'ambiente".
Gli esploratori tornano quasi subito, con buone notizie: proprio qui vicino c'e' un luogo adatto per il primo dei nostri "esperimenti"!
In breve raggiungiamo il punto e, giù gli zaini (al riparo da eventuali "viperelle" in gita), si inizia la suddivisione dei compiti.
Vengono formati 4 gruppi, ognuno dei quali si occuperà di un gioco differente, da eseguire a rotazione in 4 diversi punti del torrente.
Così facendo, al termine del percorso tutti i ragazzi avranno sperimentato ciascuno dei giochi in programma.
I giochi, inusuali ma molto coinvolgenti, catturano subito l'attenzione dei ragazzi.
Essi sono:
- misura la profondità del torrente e la velocità dell'acqua;
- cerca gli invertebrati che vivono in un torrente "pulito";
- misura la temperatura e l'acidità dell'acqua;
- osservane colore, odore e ricerca eventuali tracce di schiuma.
Beh.... avete presente le "Giovani Marmotte", piccoli esploratori dotti ed intraprendenti?
NULLA, al confronto dei nostri "aquilotti": i nuovi giochi entusiasmano anche i più recalcitranti, ed hanno anche il magico potere di far scomparire all'istante le nubi di tristezza dal viso e dagli occhi della piccola e dolce AG che pensava, senza amiche, di non divertirsi.
Incredibile! Persino gli indisciplinati "abituali" si trasformano in piccoli scienziati e mostrano una cura per i materiali ed una attenzione ai risultati davvero encomiabili.
Bravi ragazzi!
Il nostro torrente, circondato da tanti piccoli "studiosi" affaccendati sulle proprie rive, ha vissuto un breve ma intenso "momento di gloria" e si è sentito importante come uno dei grandi fiumi della pianura, dai quali del resto le sue acque si faranno trasportare nel lungo viaggio verso il mare.
Ma stavolta, quante le novità da raccontare ai "cugini" più grandi!! Proseguendo nel percorso, giungiamo all'area attrezzata a "pic-nic", che fortunatamente è coperta e ci consente di metterci al riparo da un improvviso (ma breve) acquazzone.
La famigliola che, nonostante il tempo incerto, stava organizzandosi un tranquillo e solitario "barbecue" all'aperto, ha potuto godere (?) dell'imprevista compagnia di un nugolo di marmocchi entusiasti ed eccitati, le cui "attività di studio" lungo il torrente avevano messo una....fame "blu", che si apprestavano a placare con le buone (ed abbondanti) cibarie preparate dalle solerti e premurose mamme.
In un battibaleno, infatti, ecco che sui tavoli, a fianco di salsicce, vino, pane e formaggi pronti per la grigliata, spuntano cumuli (e' proprio il caso di dirlo...ma quanto mangiano, questi?) di panini, borracce, spuntini, frutta, snack, merendine, cioccolato e chi più ne ha, più ne metta!
Persino "Giove pluvio", al cospetto di tanta opulenza, si è fatto da parte, lasciando di nuovo spazio al sole, che ci ha consentito di giungere fino alla prima delle tre cascate (il sentiero per arrivare alle altre due non è consigliabile, soprattutto per dei ragazzi) e completare le ultime attività ancora in sospeso.
In quest'ultima fase, qualcuno ha trovato due piccole salamandre che stavano completando il proprio sviluppo nelle acque tranquille delle pozze laterali formate dal torrente (un esemplare adulto, invece, molto bello, si è mostrato sulle rocce della riva opposta.... molto saggiamente, direi!); qualcun altro ha invece rischiato di perdersi lungo il torrente il contenitore del cibo (già vuoto, naturalmente, e presto recuperato).
Inoltre, durante la pausa pranzo, anche allo scopo di favorire la digestione dei volumi di cibo ingeriti, i nostri AG, divisi in gruppi, si sono cimentati nell'esercizio di nodi ed imbracature di emergenza: qualcuno ricordava (quasi) tutto, mentre per altri era la prima volta.
In contemporanea, altri tentavano invece (con molto poca fantasia: ma l'effetto delle cibarie ha avuto il suo peso...) di dare un nome ai colori ed ai suoni dell'acqua che scorreva nel torrente.
In ogni caso, tutti gli animi, "temprati" dalla intensa giornata (e dalle abbondanti libagioni) erano ancora "carichi" (ma in che senso??) e pronti a continuare l'azione.
Ma purtroppo anche le cose più belle non durano all'infinito, e giunge così anche per i nostri piccoli esploratori l'ora del ritorno...
Il percorso è breve, e subito siamo in paese: brevissima sosta presso un bar, per un piccolo ristoro (leggi: gelato...come se non fosse bastato il resto!) ed in breve siamo di nuovo in stazione, in attesa del treno che ci riporterà a casa.
Al ritrovo con i genitori, questi comprenderanno subito che quella che pareva una incerta giornata si è rivelata invece come una entusiasmante avventura.
E osservando i ragazzi, se ne è avuta presto conferma: lo si è visto nei loro sorrisi, nella loro allegria.
La "bimba delle nuvole" accoglie gioiosa papà con un radioso sorriso, che scalda il cuore e fa tenerezza. La tristezza della partenza è dimenticata: i giochi coinvolgenti, e alcune nuove amiche, hanno rischiarato la sua (e la nostra) giornata.
E' bello vedere i nostri ragazzi così: liberi di esprimersi, di essere sé stessi, di rendere omaggio alla vita con la loro gioia...
Questo ci conforta, ci dà coraggio e ci sprona nel proseguire il nostro percorso con loro.
In attesa (e nella speranza) di vederli un giorno, ormai adulti, appassionati e rispettosi frequentatori della montagna e magari (perché no?) uniti a noi e a coloro che ci succederanno nel trasmettere alle nuove generazioni quell'amore che solo può consentire al nostro ambiente e alle nostre tradizioni di sopravvivere nel tempo.
Arrivederci ragazzi, alla prossima avventura insieme!
16 Maggio - Baiedo (Pasturo) - Rifugio Riva
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Giornalisti per un giorno
La montagna raccontata dai ragazzi -
Andar per boschi con i 5 sensi
La quarta uscita è stata una sorpresa per tutti. Il filo conduttore dell'intera giornata: "Giornalisti per un giorno", impegnerà i ragazzi (e non solo) in un'attività per tutti nuova, ma che alla fine risulterà estremamente gratificante. Infatti, a settembre, articoli e fotografie saranno pubblicati (udite,udite) su una rivista specializzata di montagna.
Questo grazie alla collaborazione con la rivista "L'Orso - Sole di Vetro / Montagne di Lombardia", che con un suo giornalista (il simpatico e paziente Stefano, cui vanno i nostri ringraziamenti) ha partecipato all'uscita con noi.
Questo non sarà l'unica novità della giornata: infatti oggi sono previsti una serie di giochi, che implicano l'utilizzo dei cinque sensi, che ci permettono di percepire il mondo e interagire con esso. Collegati a organi complessi, vere e proprie micro-tecnologie avanzate, i nostri sensi ci danno la misura della ricchezza e al tempo stesso della delicatezza del nostro corpo, consentendogli di muoversi senza problemi nell'ambiente circostante.
Nostra intenzione è far notare ai ragazzi come, abitando in città, si sia perso o notevolmente ridotto nel tempo l'utilizzo corretto di: vista, gusto, olfatto, tatto, udito.
La preparazione di quest'uscita non è semplice: gli argomenti da trattare sono molteplici, nuovi e delicati; occorre mettersi d'accordo con la redazione della rivista, preparare i giochi, prevedere cosa si farà in caso di brutto tempo, suddividere compiti e mansioni e quant'altro serve a far muovere un gruppo come il nostro. Ma alla fine, grazie anche all'esperienza ed alla collaborazione di tutti, l'uscita si rivelerà un'avventura costruttiva e divertente per i nostri aquilotti, che rinsalderà ancor di più il gruppo. E' infatti motivo d'orgoglio, per noi accompagnatori, vederli motivati e felici di fare quello che noi proponiamo loro di volta in volta.
La giornata comincia con l'incontro con il giornalista, che ci attende alla fermata del pullman che da Lecco ci scarica in quel di
Baiedo. Dolores, che ha tenuto per tutto questo tempo i contatti con la rivista ci presenta Stefano, il quale rimane estasiato dal vedere così tanti "giornalisti in erba", pronti ad intraprendere una missione così difficile.
C'incamminiamo lungo le strette e tortuose vie di Baiedo, in direzione dell'Alpe Nava, da dove in pochi minuti si giunge al Rifugio Riva: il sentiero è abbastanza ripido fino all'Alpe Nava, ma comunque facile.
Alla prima sosta in programma, Stefano chiama a raccolta i ragazzi e spiega loro la "missione" dell'uscita: raccontare e fotografare quello che sentono dentro e che vedono; a lui interessano soprattutto le loro sensazioni di ragazzi non ancora intaccati dalla vita febbrile e stressante di noi adulti.
Gli aquilotti vengono quindi invitati a trovarsi un compagno; ad ogni coppia così formata viene consegnata una macchina fotografica (del tipo "usa e getta") ed un taccuino. Su ogni macchina e taccuino vengono registrati il numero del "team", al quale vengono associati i nomi dei neo-giornalisti: questo permetterà di risalire al nominativo del fotografo e del giornalista che hanno redatto e documentato un determinato articolo.
Naturalmente i ragazzi cominciano a scatenarsi con le foto, ma viene prontamente suggerito loro di centellinare gli scatti, in quanto le macchine sono predisposte per 27 foto e la giornata è appena cominciata; inoltre non conoscono il percorso, che potrà sicuramente riservare altre sorprese, con nuovi panorami e situazioni.
Ora però comincia la prima parte "ludica" della giornata: i giochi. Sono state previste tre soste lungo il percorso per eseguirli, ma alla fine ne faremo solo due, quello previsto al Pian di Nava "salterà", perché l'erba dei prati è troppo alta e può nascondere qualche amico non previsto (vedi viperette ecc.).
Gli aquilotti sono divisi in squadre ed ognuna farà un gioco diverso.
Dolores è stata fervida di inventiva ed ha scovato e preparato una serie di giochi molto varia: c'e' solo l'imbarazzo della scelta. In ogni modo, l'accompagnatore responsabile di ogni gruppo sceglierà il gioco secondo lui più propizio per il momento ed il luogo.
Visto che la prima sosta viene fatta nei pressi di un bosco, quasi tutti eseguono il gioco del tatto: un ragazzo/a viene bendato e guidato da un compagno che, con un giro vizioso, lo porta nei pressi di un albero che dovrà quindi tastare, annusare ecc. Successivamente, il ragazzo accompagnato viene allontanato e "sbendato" ed il suo compito sarà quello di ritrovare l'albero usando solo il tatto e se servisse anche l'olfatto.
Un altro gioco è quello di mettersi in circolo, disposti con la schiena verso il centro, mentre un ragazzo resta in mezzo al cerchio: il suo ruolo, nel gioco, è avvicinarsi il più possibile ad un compagno girato di schiena senza farsi sentire e toccargli una spalla; nel caso ci riuscisse, i due si scambieranno i ruoli, altrimenti si ricomincia.
Un altro gioco sull'ascolto - che richiede anche concentrazione - si svolge disponendosi seduti in circolo e nel più assoluto silenzio (...ci vorrebbe un miracolo!!) tenendo gli occhi chiusi per ascoltare la natura che ci "parla", e poi raccontare agli altri quello si è sentito.
Questi giochi sembrano banali, ma in effetti non lo sono e risvegliano in noi istinti ancestrali che credevamo persi...
Ma il tempo passa inesorabile, ed al rifugio manca ancora un bel po' di strada, per cui dobbiamo interrompere il divertimento e proseguire il cammino.
Senza dimenticare che i piccoli giornalisti continuano, nel frattempo, a scrivere ed a fotografare.
Eccoci giunti al Pian di Nava: è sempre un bel vedere, si apre come per incanto alla fine della salita, con i suoi dolci pendii prativi e gli alpeggi sparsi qua e là (anche se ultimamente qualche alpeggio è stato rimodernato in uno stile che di rustico ha ben poco). Oggi c'e' vento e l'erba alta dà una strana sensazione osservando il piegarsi degli steli sotto la sua forza....sembra un mare in movimento: comunque i ragazzi hanno sicuramente più fantasia... ne sento uno dire che sembra la "ola" che si fa allo stadio per inneggiare alla squadra del cuore.
Non manca, in questo paradiso, l'incontro con una biscia morta (diversamente dal "serpente" del Paradisio primigenio, ben vivo e...tentatore!!), che viene subito immortalata dai piccoli fotografi: pensiamo abbia avuto almeno 10 primi piani! Comunque la scelta di non fare i giochi al Pian di Nava ma di farli presso il rifugio è saggia, perciò proseguiamo verso la meta. Non manca molto, ed in breve giungiamo al rifugio: è quasi l'una, per cui si decide di mangiare. Siccome per un nostro errore sul volantino dell'uscita era rimasto scritto "pastasciutta al rifugio", ci preoccupiamo di verificare che nonostante questa (involontariamente erronea) prospettiva tutti abbiano da mangiare a sufficienza, ma sembra che nessuno abbia patito la fame.
Anzi, il pasto ed il riposo li hanno ringalluzziti, perché in breve sono già pronti per la seconda "tornata" di giochi. Stefano, (il giornalista) finito il suo compito ci lascia: alcuni impegni lo chiamano a Milano, per cui ci ringrazia e ci saluta. Ci diamo appuntamento per martedì 18 presso il "Centro Asteria", dove vi sarà una presentazione delle montagne di Lombardia con tema la Valtellina e le Grigne, ed i ragazzi presenti saranno chiamati sul palco e premiati per il loro lavoro. L'ampio spazio ed il panorama davanti al rifugio ci danno la possibilità di fare altri giochi rimasti finora in sospeso: c'e' chi fa la "fotografia virtuale" (un ragazzo per trenta secondi fissa un panorama da lui scelto, poi si gira ed usando la memoria visiva ci racconta quello che ha fotografato); chi si cimenta in un altro gioco divertente, quello del "Bruco" (i ragazzi vengono tutti bendati, ed in fila indiana tenendosi per le spalle vengono guidati da un accompagnatore lungo un percorso lungo il quale dovranno toccare oggetti, annusare piante o fiori, capire attraverso le sensazioni tattili derivanti dai piedi su quale terreno si stanno muovendo, etc.: tornati al punto di partenza e sbendati, dovranno cercare di ricostruire l'intero percorso), chi invece "gioca al dottore" tentando di percepire il "battito del cuore di un albero", usando un vero stetoscopio, e
così via.
Un gioco che ha avuto un discreto successo viene eseguito attorno ad un tavolo: i ragazzi vengono bendati e ad ognuno di loro, a turno, chiedendo di tastarlo ben bene, viene consegnato un oggetto raccolto durante la salita: un pezzo di corteccia, una foglia secca, una castagna, un po' di muschio etc.. Essi dovranno capire cosa stanno tastando e sussurrarlo in un orecchio a chi glielo ha consegnato, in modo da non farsi sentire dal compagno vicino.
Non vi diciamo le risate quando è stato dato loro in mano, per scherzo, un riccio di castagna!!
Quando ci si diverte, però, il tempo è sempre tiranno, per cui ad un certo punto dobbiamo abbandonare i giochi per dedicarci all'ultimo sforzo in programma nella giornata, che ci riserva la salita al bel sasso attrezzato di 3 metri circa di altezza, situato davanti al rifugio.
Il sasso viene in breve attrezzato per due vie di salita, i ragazzi imbracati (il tutto con il nuovo materiale AG acquistato per il corso), ed in poco meno di un'ora tutti sono saliti e discesi in arrampicata sul sasso più volte...e qualche furbetto anche di più, mettendosi in fila anche a turno finito.
Ciao, Cristina!
Il pullman per Lecco giunge in ritardo e c'e' anche un po' di coda...ad un certo punto temiamo addirittura di perdere il treno, ma questo per fortuna non succede: arriviamo in stazione con 10 minuti di anticipo, purtroppo però il treno è stracolmo e le carrozze poche (le ferrovie non hanno ancora capito che di domenica e con la bella stagione il numero delle persone che usufruiscono dei loro servigi aumenta), comunque riusciamo a sistemarci lo stesso nelle carrozze-bestiame-forno: meno male che siamo saliti su un "diretto" ed in breve giungiamo quindi a Milano.
In stazione abbiamo la piacevole sorpresa di trovare Mario in cravatta (non è uscito con noi perché aveva un impegno familiare): bisogna dire che è elegantissimo, peccato che abbiamo finito le foto... chissà quando ci capiterà un'altra occasione del genere.
Nel frattempo, ci diamo tutti appuntamento alla prossima avventura.
6 Giugno - Piani D'Erna - Raduno Regionale Lombardo
Meeting Alpinismo Giovanile
Quest'uscita era molto attesa da tutti noi, poichè essendo raduno a livello regionale, offre un momento di confronto sulle attività svolte e di spunto per idee sulle attività future fra i vari gruppi che operano in Lombardia con l'Alpinismo Giovanile..
Ultime notizie (ufficiose) fanno risalire il numero delle presenze a circa 1000 unità fra ragazzi, accompagnatori e simpatizzanti.
Noi siamo un gruppo fra i più numerosi: 25 ragazzi provenienti dalla scuola Media Q. Di Vona (con cui facciamo attività durante l'anno) ed 8 nostri ragazzi del corso (gli assenti per la maggior parte sono i ragazzi che il lunedì seguente l'uscita affronteranno gli esami di V° elementare).
Questa volta sono state fatte le cose in grande, visto il numero dei partecipanti il "Prof" ha prenotato una carrozza solo per noi, peccato lo si possa fare solo all'andata, perché al ritorno……Ci aspetterà il solito carro bestiame.
Arrivati a Lecco, ci attende un organizzatore della manifestazione, che ci accompagna attraverso Lecco al punto di ritrovo; qui ci attende il pullman (gratuito una volta tanto) per i Piani D'Erna.
Breve registrazione del gruppo presso il responsabile dell'organizzazione e distribuzione in omaggio di magliette commemorative dell'evento a tutti i ragazzi presenti. Qualche faccia tosta (nel gruppo serve sempre) chiede le magliette anche per i ragazzi assenti, ma una gentile dama di ferro proprio non ne vuole sapere di scucire le restanti magliette, si riesce solo ad averle (anche se non previste) per gli accompagnatori, ed a strappare la promessa di spedirle presso la Sem per i ragazzi assenti, (secondo me prima che arrivano i ragazzi saranno già maggiorenni) peccato, comunque ci abbiamo tentato!
Breve tragitto e siamo sul piazzale di partenza della funivia per i Piani D'Erna (che naturalmente ammireremo solo dal basso, siamo camminatori e ci aspetta la salita a piedi). Ah! Dimenticavo, tre baldi ragazzi ed un accompagnatore ci hanno preceduto, sono quelli che faranno la "Ferrata del Cinquantenario" coadiuvati dal famoso gruppo dei Ragni di Lecco, li rincontreremo poi al pianoro antistante il rifugio Marchett, punto d'incontro per tutti i gruppi.
Finalmente sì parte….. e subito cominciano le sorprese, lungo tutto l'itinerario, l'organizzazione ha allestito delle rappresentazioni teatrali interpretate da alcuni ragazzi delle scuole di Lecco, molto belle e colorate. Ci sono ragnatele con ragni-ragazzi che recitano una filastrocca, guardie in vestiti medioevali, damigelle e principesse, la cosa è ben pensata, infatti, oltre ad essere allietati dalle rappresentazioni si da modo a tutti di tirare un po' il fiato durante la salita.
Alla fine saranno circa 700 mt di dislivello, che copriremo in poco più di due ore e trenta, con una breve sosta ristoratrice presso il rifugio Stoppani, dove c'e' una bellissima fontanella con acqua freschissima.
L'arrivo è a dir poco entusiasmante, il verde del prato quasi non si vede più, è tutto una macchia gialla in movimento (le magliette distribuite ai ragazzi sono di colore giallo); troviamo un angolino tranquillo (si fa per dire) per sistemarci e stare tutti insieme; ma la cosa sembra impossibile, da alcuni scatoloni vengono distribuiti a tutti dei variopinti aquiloni coloratissimi che hanno subito un gran successo. Vi lascio immaginare la visione d'insieme del luogo, fra il giallo delle magliette e gli aquiloni colorati (anche le grida ed urletti vari degli scatenati teen-agers non è roba da poco, per le nostre povere orecchie). Che cosa fare per calmare un po' gli animi? Facile, ragazzi si mangia! Parola magica, ormai li conosciamo i nostri polli, e giù di ganasce. Purtroppo sono allenati anche in questo ed in breve consumato il pranzo riprende l'attività "aquilonistica" con schiamazzi ecc.ecc.
Nel frattempo finalmente arriva il gruppetto della ferrata, sono stati proprio sfortunati, grazie ad uno scroscio improvviso di pioggia alla partenza della ferrata sono stati costretti a rinunciarvi; peccato! Sarà per una prossima volta.
Ora ci pensa l'organizzazione a calmare un po' tutti, è il momento della "Messa solenne" (c'e' una in ogni manifestazione che si rispetti); chi non vuol partecipare alla Messa può fare un giro esplorativo assieme a due volenterosi accompagnatori per i Piani D'Erna; saranno portati in vetta al Pizzo D'Erna, dove dalla sua balconata protetti da una robusta balaustra si può ammirare un panorama mozzafiato.
Dopo il rito della Messa, l'organizzazione tiene il discorso di rito sull'evento, distribuendo poi in omaggio ad ogni gruppo di A.G. presente un CD commemorativo ed un libro di escursionismo sulle Grigne. (inutile dire che il solito faccia-tosta riesce a farsene dare qualche copia in più).
Saluti e ringraziamenti a tutti per la partecipazione, e siamo liberi di scendere, cosa che facciamo malvolentieri anche se stanchi; sdraiati sull'erba e in piacevole compagnia si stava proprio bene.
Ma le cose belle si sa prima o poi finiscono, arrivederci l'anno prossimo, chissà dove sarà il raduno e chi lo organizzerà.
Forse fra qualche anno con un po' più di esperienza lo potrebbe organizzare proprio la
SEM.
12 Settembre - Buco della Volpe - Monte Bisbino - La montagna sotterranea
(l’ambiente ipogeo in collaborazione con il Guppo Grotte della SEM)
Buio!! Parola che ci riporta indietro nel tempo alle nostre paure infantili. Silenzio tombale, fasci di luce improvvisi squarciano il buio totale facendo intravedere sculture millenarie, rumori di passi lontani ed echi che si perdono nella totalità del silenzio. No, non è un racconto dell'orrore, ma è la meta della nostra nuova avventura: la visita ad una grotta.
Sì avete capito bene, questa volta non si va verso l'alto ma verso il basso. Ci accompagnano e ci guidano gli amici del GGM (Gruppo Grotte Milano) della Sem.
Noi siamo i soliti, più 22 (ventidue) scalmanati che metteranno a dura prova la nostra resistenza psico-fisica dopo una settimana di duro lavoro.
La giornata non si prospetta di buon auspicio, le previsioni meteo oggi non ci favoriscono. L'incontro con i ragazzi, dopo ben 2 mesi di riposo avviene in un clima di festosa allegria, li ritroviamo cresciuti; non poteva essere altrimenti, che bell'età! Malgrado l'ora "antidiluviana" i ragazzi sono anche molto svegli e pieni di energia, si prospetta proprio una bella
giornatina. Partiamo alla volta di Como, dobbiamo raggiungere Cernobbio e poi Rovenna, punto d'incontro con i ragazzi del gruppo grotte. Ed ecco, infatti, che, una volta sul treno, Giove Pluvio si presenta.... Una volta giunti alla prima destinazione (Como) cerchiamo subito un riparo in attesa di decidersi sul da farsi (continua a piovere!). Fortunatamente però scopriamo che il capolinea degli autobus per Cernobbio è a pochi passi dietro la stazione ferroviaria.
Con una veloce corsa saliamo sul bus, passando quindi da un riparo ad un altro, e, difatti ci arriviamo praticamente asciutti! Si parte quindi con destinazione Cernobbio... Anche qui, una volta arrivati, ci mettiamo subito al riparo perché la pioggia continua a scendere con un certo vigore... Ci mettiamo in contatto con gli amici del Gruppo Grotte e decidiamo di attendere un momento più propizio per cominciare a muoverci verso
Rovenna.
Ecco!! Forse ci siamo!! La pioggia cala d'intensità e quindi via, si parte con passo piuttosto spedito... La strada da percorrere non è particolarmente lunga né faticosa ma, oggi il tempo non vuole proprio venirci incontro. Infatti, poco dopo esserci incamminati, riprende a piovere con una certa insistenza ma a questo punto decidiamo di proseguire e, incappucciandosi ancora di più, dentro a K-way e mantelle aumentiamo ancora di più il passo sino (finalmente!!) a raggiungere Rovenna, dove troviamo riparo sotto i portici di un oratorio. Qui, dopo esserci asciugati o, nei casi peggiori, cambiati gli indumenti, lasciamo che i ragazzi diano libero sfogo alle attività delle loro mascelle che, sarà forse per la pioggia, per la temperatura o per lo sforzo fatto,
sembrano essere particolarmente fameliche...
Qui, dopo esserci asciugati o, nei casi peggiori, cambiati gli indumenti, lasciamo che i ragazzi diano libero sfogo alle attività delle loro mascelle che, sarà forse per la pioggia, per la temperatura o per lo sforzo fatto, sembrano essere particolarmente fameliche... Panini, bevande, cioccolato e, chi più ne ha più ne metta, escono a profusione dagli zaini che paiono realmente dei pozzi senza fondo....
Dopo un po' la pioggia comincia realmente a diminuire e di strada per l'ingresso alla grotta non ne resta più molta. Tra l'altro, l'ultimo tratto è, per buona parte, in mezzo al bosco e perciò abbastanza riparato... Decidiamo di compiere l'ultimo sforzo e, quando arriviamo in prossimità della grotta, Giove Pluvio ha deciso di andarsene a dormire!!
In prossimità della grotta facciamo la conoscenza di Danilo, un anziano signore (roba da metterci la firma a diventare anziano come lui) che ci accompagnerà in grotta e ci metterà a disposizione il bel prato (all'inglese, o quasi) con attiguo un rustichetto riscaldato di sua proprietà, posto a pochi metri dall'angusto antro; una vera e propria manna che ci servirà per cambiarci, asciugarci e lasciare gli zaini in deposito. Cominciano a prepararci.
Qualcuno calza gli stivali di gomma (raccomandati dagli speleo, ma solo per chi già li possedesse), altri cambiano pantaloni o maglia, altri indossano sopra a tutto le k-way, come raccomandato dai ragazzi dal GGM, tutti indossiamo i guanti di gomma (chi della mamma e chi della moglie), si proprio quelli per lavare i piatti, sembra siano ottimi per non lasciare i polpastrelli sulle rocce umide della grotta (qualcuno si lamenta, dice che i piatti li lava già a casa, boh!); ma il clou è l'attrezzo più indispensabile dello speleologo:il casco con pila frontale.
I test sulla funzionalità della pila non si contano più; chi non riesce ad accenderla, chi non riesce ad infilarla sul casco, chi la infila troppo torcendo le orecchie con l'elastico cha fa parte del frontale o peggio gli scivola sugli occhi, ma l'entusiasmo e la curiosità di visitare la grotta fanno superare ogni difficoltà preparatoria, anche questo momento di smarrimento viene superato , in breve siamo pronti.
Un veloce sguardo alla truppa, sì siamo proprio belli, sembriamo nati per fare gli speleologi (speriamo la pensino così anche gli amici del GGM, li abbiamo visti un po' preoccupati dal numero degli
scalmanati-aspiranti-speleo). Immortalato l'evento storico con un paio di foto e fatte le raccomandazioni di rito, ci apprestiamo ad entrare in piccoli gruppetti, intervallati dagli espertissimi speleo. I gruppetti durano poco, infatti, dopo appena 20 metri percorsi cercando di abituarci al buio, di gruppetti non ve sono più, ma solamente un'ordinata mandria da portare all'abbeverata.
Ehi!! Ma che silenzio, saranno le raccomandazioni fatte all'esterno, sarà l'effetto del buio (che non è totale come si può pensare, ma rischiarato da circa 35 pile frontali), non si sente volare una mosca, si sentono solo le istruzioni degli speleo e lo scalpiccio dei passi. Forse che dobbiamo rivedere i nostri programmi futuri ed inserire qualche escursione notturna?
La grotta è bella, si sviluppa orizzontalmente, all'inizio è larga ed alta e con le pile si scorgono bellissime sculture calcaree modellate dall'acqua e dal tempo, ma non è che l'inizio. Fatte poche centinaia di metri arriviamo all'imboccatura di un ramo della grotta che porta ad un sifone impercorribile perché sempre sommerso dall'acqua, che comunque andremo a vedere perché pericoli non ve ne sono.
La particolarità di questo ramo è costituita da un lungo corridoio largo dal metro al metro e mezzo, con al centro per quasi tutta la sua lunghezza una pozzanghera profonda dai 10 ai 20 cm di acqua; per passare occorre aggrapparsi alle conformazioni calcaree poste ai suoi lati. Un vero spasso, per chi ha le gambe lunghe e può precedere utilizzando la tecnica della spaccata (cioè con le gambe poste in opposizione sui lati della galleria), un po' meno per gli altri (i corti),che debbono inventarsi l'arrampicata-sdraiata-stile-lombrico utilizzando uno stretto ballatoio posto a sinistra del corridoio; alla fine passeremo tutti, ed arrivati alla saletta del sifone dove è impossibile continuare, si fa dietro-front e si torna sui propri passi.
Ci abbiamo messo un po' arrivare fina qua, per cui per far prima al ritorno,qualcuno nel tratto dove l'acqua è più profonda si fa trasportare a spalla dai ragazzi del GGM che sono attrezzati con stivali di gomma. L'impresa riesce, ma qualcuno credendo di essere in piscina si cimenterà nello stile libero.
In breve ci ritroviamo all'imbocco del primo ramo della grotta, ed ora? Facile risposta, esploriamo il secondo ramo, il più interessante della grotta (almeno fra quelli previsti da farci esplorare). Dopo una breve salita, ci ritroviamo in un'ampia sala (dove proveremo l'eco) da dove si diparte un corridoio di una ventina di metri che sembra un imbuto, infatti, la parte finale, quella che ci permetterà di arrivare in un'altra sala, occorre percorrerla sdraiati strisciando sul corpo, il passaggio è stretto, sarà alto circa 30-40 cm e lungo circa 2 metri.
Si passa comunque tutti, anche noi accompagnatori con qualche kilo di troppo. Ma non abbiamo ancora finito, ora c'e' da scendere in arrampicata per un paio di metri e percorrere
un divertentissimo canale a zig-zag fino ad un'ulteriore strettoia dove ci fermeremo senza proseguire. Per arrivare fin qui ci abbiamo messo in tutto circa 2 ore, in grotta ci accorgiamo che senza la luce a farci da guida, il tempo passa veloce ed inesorabile, sono circa le 14,30, ed è ora di uscire, per cui, percorso a ritroso il cammino fin qui fatto, ci avviciniamo all'uscita, non senza prima aver provato il buio totale.
Su invito di un amico del GGM, proviamo tutti a spegnere le lampade ed a rimanere in silenzio per alcuni minuti; la sensazione di isolamento totale si palpa con mano, meno male che dura poco.
Vediamo in lontananza la luce e come centometristi acceleriamo il passo abbiamo voglia di luce ed aria fresca, ed anche di un buon panino (non abbiamo ancora pranzato). All'uscita riceviamo i complimenti dei ragazzi del GGM, i nostri aquilotti sono proprio in gamba, hanno affrontato questo mondo sotterraneo che nessuno conosceva con stoicismo, coraggio e con grinta da vendere, le perplessità iniziali hanno lasciato il posto a certezze, da dove forse in futuro nasceranno nuovi speleologi.
Dobbiamo ringraziare anche due nostri accompagnatori che con sacrificio (personale), perdendosi le bellezze della grotta, hanno aspettato fuori, dove, organizzandosi con la stufa presente nel rustichetto hanno, di fatto, asciugato i capi di vestiario bagnati, cosi da far trovare ai ragazzi, all'uscita dell'esplorazione, indumenti asciutti per l'ultimo inevitabile cambio.
Finalmente tutti riuniti ed infangati dalla punta dei piedi fino al naso, ci cambiamo e ci rifocilliamo con i panini preparati da mamme e non. Ma l'ora è tarda e dobbiamo scendere a Cernobbio, non senza prima aver assaggiato i fichi che il mitico Danilo offre all'allegra brigata.
Con rammarico, salutiamo gli amici del GGM, e zaini in spalla iniziamo la lunga discesa verso Cernobbio, dove, visto lo splendere di un pallido sole, decidiamo che a Como ci andremo in battello. In breve arriviamo a destinazione, manca circa un'ora al treno, per cui borsellino alla mano, ci prendiamo tutti uno splendido gelato da gustare seduti in riva al lago.
Il ritorno a Milano avviene in un clima di spensierata allegria, fra barzellette, giochini vari e fondo a rimasugli mangerecci.
Un grazie per la perfetta riuscita del programma, va senz'altro agli amici del GGM: Annibale, Danilo, Alberto, Monica, Mattia, Daniela, Maurizio e Stefano che con competenza e tanta pazienza ci hanno accompagnato in quest'avventura.
2 e 3 ottobre - Valmasino / Val di Mello
- Giochi d'orientamento
(in montagna con Alessandro Gogna)
... E dopo una lunga attesa finalmente è arrivato il... weekend da ricordare! Due interi giorni con uno dei più grandi alpinisti della storia della montagna: sì, proprio lui, Alessandro Gogna!
Qualche curioso si chiederà perché siamo andati a "scomodare" un tale personaggio per una uscita di alpinismo giovanile...
Forse... per imparare ad arrampicare..?? No, no! Per questo, sia la nostra Sezione (SEM) che tutto il CAI possono mettere a disposizione dei ragazzi molti, e ben collaudati, istruttori di roccia.
Allora... forse per avere una giornata da raccontare ai genitori e agli amici?
Questo poteva accadere... ma non era certo il nostro obiettivo principale!
Allora... perché?
Perché i giovani che frequentano la montagna non devono perdere memoria di uomini (e donne) che con il loro straordinario amore, il loro coraggio, la loro forza e la loro straordinaria vita, ci hanno dato - e continuano a darci - un esempio a cui ispirarsi, da cui trarre spunto per imparare a vivere la montagna nel modo in cui essa si merita: con grande amore e soprattutto grande rispetto.
Ecco, perché.
Per questo, abbiamo chiesto ad Alessandro (che ha subito aderito con entusiasmo alla nostra proposta) di aiutarci ad insegnare ai nostri ragazzi l'emozione di avvicinarsi alla montagna con passione e spirito di avventura, imparando anche ad apprezzare i magnifici doni che essa ci offre, inclusi quell'equilibrio e quella serenità che aiutano a vivere con pienezza la propria esistenza anche quando si torna in un ambiente caotico e faticoso come le città in cui viviamo.
Ecco, perché. E allora viviamola, questa meravigliosa avventura: tutti in partenza verso le bellissime Valmasino e Val di Mello!
Primo giorno (2 ottobre)
Solito ritrovo alla fontana della Stazione Centrale, tanto abituata a vederci che ora ci saluta, persino! L'adesione dei ragazzi è quasi totale: qualche malessere dell'ultima ora ha impedito ai nostri aquilotti di fare il tutto esaurito, ma per questa occasione sono tornati anche coloro che nelle ultime uscite hanno fatto sentire la propria mancanza. Bene, non si poteva chiedere di meglio!
Il treno per Lecco-Tirano ci vede pieni di entusiasmo (anche troppo, con le conseguenze che ben potete immaginare, se ci avete seguito nelle nostre avventure..) e di curiosità per il weekend che si prospetta ricco di promesse e rende frizzante questa grigetta mattinata cittadina.
almente frizzante che... durante il viaggio si è resa necessaria qualche salutare "tirata d'orecchi": ma oramai siamo abituati, vero?
A Morbegno l'attesa del pullman per Filorera ci ha fornito l'occasione per spiegare agli aquilotti i temi delle due giornate, ma anche chi avremmo incontrato al nostro arrivo e quali attività fossero previste.
La curiosità cresceva, era quasi palpabile, tanto che il viaggio in pullman è terminato in un batter d'occhio.... e in un attimo ci siamo trovati a
Filorera. Ma dov'è, quel signore... l'alpinista? È già arrivato? Sì, è già arrivato: assieme alla sua compagna e alle sue due deliziose figliole, che nello spazio di un secondo hanno familiarizzato con i nostri ragazzi, e al momento del pranzo era già come si conoscessero da sempre.
Bello, vederli mangiare tutti assieme nel bel prato che il Centro Polifunzionale della Montagna, gestito dalla gentilissima e professionale Sig.ra Iris, ci ha messo a disposizione, assieme a strutture di accoglienza di grande qualità ed un ambiente davvero confortevole.
Complimenti! Ma si sa che il dovere ed il piacere se ne vanno spesso a braccetto e quindi, dopo il momento del ristoro, giunge quello in cui bisogna ricomporsi ed ascoltare gli accompagnatori.
La pausa pranzo ci è stata utile per riprendere, con Alessandro, le fila del lavoro svolto assieme il giorno precedente, in cui siamo venuti in zona a preparare il gioco a cui stavano per partecipare tutti gli aquilotti. Di conseguenza, è stata semplice e piuttosto rapida la spiegazione, con opportuni esempi, di come il gioco si sarebbe svolto e quali nozioni sarebbero servite per potervi partecipare.
Il grande protagonista di questo gioco, a metà fra una caccia al tesoro ed un percorso di orienteering, è stato l'azimuth. Che parola misteriosa.... ma cos'è? Niente di arcano, ragazzi: semplicemente un modo per orientarsi sul territorio usando la bussola in combinazione con alcune nozioni di geometria (l'angolo "giro" di 360°, ve lo ricordate?). Quindi, l'azimuth nient'altro è se non l'ampiezza dell'angolo rispetto al Nord, calcolato sul quadrante della bussola in senso orario, che indica una specifica direzione ed è usato come preciso riferimento per muoversi lungo un determinato percorso. Tutto qui: i nostri aquilotti, bisogna dire, non hanno avuto grosse difficoltà a comprendere l'arcano, e in breve hanno potuto dotarsi di uno dei principali strumenti dei grandi esploratori. Non è certo una cosa da poco...
Il gioco (suggeritoci e predisposto con noi da Alessandro) prevedeva la partecipazione di tre squadre, la cui partenza lungo il percorso era dilazionata di 40 minuti una dall'altra. Ogni squadra era formata da 7 ragazzi e almeno due accompagnatori, e aveva a disposizione un foglio illustrativo con le principali istruzioni e alcune bussole per calcolare gli azimuth da utilizzare per muoversi nelle giuste direzioni.
Il percorso prevedeva anche prove di cultura alpina (riconoscimento di alberi), destrezza (salita sui primi rami di un albero per annodare un cordino; calata da una roccia, con l'assistenza di Alessandro e degli accompagnatori) e spirito di osservazione (ritrovamento di oggetti nascosti), ma la vera "chiave" per vincere questo gioco, che si svolgeva "a tempo", era lo spirito di squadra, la collaborazione di tutti per raggiungere l'obiettivo. La squadra che veramente avrebbe mostrato capacità di lavorare assieme avrebbe risolto più in fretta i vari quesiti e sarebbe arrivata per prima al termine del percorso.
Questo, era il messaggio di base: in montagna l'aiuto reciproco è fondamentale, soprattutto in caso di difficoltà.
In questo gioco non è mancato neanche l'aspetto ecologico: la raccolta di alcuni rifiuti ritrovati nei pressi di un laghetto ha fatto riflettere i ragazzi su quanto sia bello trovare la natura pulita e non contaminata ed imbruttita da immondizia abbandonata dai soliti maleducati.
La palestra del Centro Polifunzionale ha inoltre accolto l'esuberanza dei nostri ragazzi offrendo loro pareti di arrampicata ed un campo da calcetto e da pallavolo. Inutile dire che è stata ampiamente sfruttata... e con l'occasione tanti accompagnatori sono tornati anch'essi ragazzi, per giocare assieme agli aquilotti con gioia e ritrovato spirito di gioventù (anche se qualche piccolo "strascico" questo spirito di gioventù nei giorni seguenti lo ha lasciato...).
Ma non importa: era già ora di cena, e che belle pietanze ci ha preparato la Iris: non sono mancati pizzoccheri, patatine e... un bel gelato ai frutti di bosco a far da cornice! Si poteva chiedere di meglio?
La serata si è chiusa con la visione di una bella serie di diapositive che Alessandro ha mostrato ai ragazzi, le quali illustravano alcune delle sue avventure sulle montagne del mondo, in alcuni casi anche per aiutare a ripulirle dai tanti rifiuti lasciati in giro dalle spedizioni che si avventurano sul "tetto del mondo" (il Tibet) per ammirarne le meraviglie. Può sembrare assurdo, ma chi va a vedere e a vivere la bellezza delle montagne più alte della Terra fa anche parte di coloro che le sporca. A volte anche indirettamente, perché pare non sia facile tenere sott'occhio tutto quello che i componenti delle spedizioni fanno durante il viaggio di avvicinamento e nelle varie tappe ai campi sotto la cima. Però purtroppo accade... e meno male che c'e' anche chi va a pulire e cercare di sensibilizzare sia le popolazioni locali che i frequentatori provenienti da altri Paesi. Finirà mai questa lotta?
Certo che i nostri aquilotti si sono mostrati davvero attenti ed interessati, nonostante la stanchezza derivante da una giornata molto intensa e il discreto quantitativo di cibo ingerito durante la cena.
Alessandro si è infatti trovato a dover rispondere ad una serie incalzante di domande che hanno lasciato di stucco anche noi accompagnatori. E bravi, i nostri ragazzi! Uno degli aspetti positivi di tutto ciò è stato che tutti quegli "angioletti" si sono addormentati senza far imbufalire troppo gli accompagnatori, che sono scivolati in un sonno ristoratore di cui ormai da tempo avevano perso memoria.
Che bello!!Secondo giorno (3 ottobre)
La mattina seguente ha accolto il risveglio di tutto il gruppo in buona letizia, e senza farsi troppo pregare i ragazzi si sono vestiti e preparati in un battibaleno, mettendosi in fila per la colazione alquanto rapidamente e dimostrando quindi una esperienza di vita in rifugio davvero invidiabile.
Sembrava perfino troppo bello.... ma i nostri ragazzi non sono affatto prevedibili, e quando meno ce lo si aspetta, zac! Ecco la sorpresina! (I dettagli in seguito...).
Dopo la distribuzione dei panini per il pranzo al sacco e i saluti e ringraziamenti di rito alla bravissima Iris, il pullman ci ha portato a S.
Martino, punto di partenza per l'avventura in Val di Mello e luogo di appuntamento con Alessandro, dopo aver fatto colazione tutti assieme.
Purtroppo, però, la notizia di un improvviso impegno familiare ha obbligato la "Gogna family" a tornare a casa prima del previsto: con molto rammarico li abbiamo salutati (e "qualcuno", con un po' più di dispiacere e con molta malavoglia perché le figlie di Alessandro, essendo molto carine ed in gamba, avevano mosso più di un "frullo" nei cuori di vari maschietti...).
Ma tant'è, la vita è ricca di imprevisti, anche quelli meno piacevoli, e bisogna fare buon viso a cattivo gioco facendo, come dicono i saggi, "di necessità virtù".
Per fortuna la bellezza e la magia di cui è intrisa la Val di Mello ci hanno aiutato a rendere meno spiacevole questo imprevisto, e la nostra avventura ha potuto continuare.
Tanto per cominciare, la valle è verdissima e solcata da un magnifico fiume, in cui i colori dell'acqua contribuivano a creare degli scorci, lungo il cammino, davvero incantevoli.
Un bel cartello sulle glaciazioni ha inoltre offerto lo spunto per un breve momento di spiegazione su questo importante fenomeno, che ha contribuito a modellare il territorio della valle.
Ma a quanto pare i ragazzi, forse indispettiti dall'imprevisto cambio di programma, non hanno sufficientemente apprezzato, almeno in fase iniziale, i tesori della Val di
Mello. E quindi, molti mugugni su quanto fosse lungo il percorso (meno di un'ora e con dislivello praticamente inesistente) e sulla fatica dovuta agli zaini sulle spalle (niente di trascendentale, garantito) hanno costellato il nostro cammino.
Giunti a Rasica, un bellissimo posto in cui si trova un bel punto di ristoro e in cui la valle si allarga ulteriormente lasciando spazio a prati bellissimi lungo le rive del torrente, abbiamo lasciato gli zaini in custodia ad un accompagnatore un po' "acciaccato" che è rimasto a riposarsi un po', e ci siamo avviati lungo un sentierino indicatoci da un gestore del ristoro, che portava, attraverso un suggestivo ed emozionante ponte di tronchi, ad un punto molto bello di osservazione del fiume. Ci siamo quindi fermati brevemente, indicando ai ragazzi alcuni esemplari della flora circostante ma anche la particolarità dei massi distribuiti lungo il torrente. Qualcuno, ignorando le raccomandazioni degli accompagnatori, ha anche voluto assaggiare l'acqua del fiume, che in effetti era molto invitante, ma è sempre bene essere molto prudenti perché l'acqua anche in montagna può essere causa di.... mal di pancia di tutto rispetto!
E anche in questa breve camminata i mugugni degli aquilotti si sono fatti sentire.... giungendo al limite della pazienza degli accompagnatori, che dopo pranzo hanno radunato la "truppa" per fare loro un bel
discorsetto. Ed ecco però che (con i ragazzi anche questo può succedere) questo momento di confronto si è trasformato in una bellissima occasione per parlarsi, durante il quale sono emersi aspetti "nascosti" dei nostri ragazzi che ci hanno riempito di orgoglio e, una volta tanto, ci ha fatto comprendere che forse il nostro impegno sta iniziando a mettere frutto.
Che emozione!
E poi, dopo la nostra chiacchierata, che bello vedere i ragazzi giocare ancora assieme, superando anche il timore di salire sulle rocce (che sembrava essersi manifestato il primo giorno, durante l'esercizio di calata con Alessandro), e poi chiamarci per osservare e fotografare un ranocchio o mostrarci le loro sculture con i sassi del torrente.
Dopo tanti "mugugni", sembrava proprio avessero ritrovato l'entusiasmo!
E poi, durante il percorso di ritorno, è stato bello fermarsi ancora un attimo, per giocare tutti assieme al "telefono senza fili", con tanta gioia e un ritrovato gusto di stare assieme e godere di ciò che di bello la natura ha da offrirci.
Ma la cosa più bella e commovente è stato vedere qualcuno andare in aiuto di un compagno più piccolo, con qualche difficoltà a continuare, prendendolo per mano ed incoraggiandolo a proseguire.
Perdonateci, lettori, non è retorica: è pura emozione. Che solo i ragazzi possono dare.
Questi momenti, infatti, fanno dimenticare e rendono ragione di giorni e giorni di fatica, e di tutte le preoccupazioni e i dubbi che, umanamente, ogni tanto ci assalgono facendoci chiedere se stiamo seguendo la strada giusta.
Sì, ragazzi, questa è proprio la strada giusta: e i nostri aquilotti ce lo stanno mostrando. Molto chiaramente.
Il disagio del viaggio di ritorno (con un trasbordo pullman-treno-pullman-treno perché la linea ferroviaria era interrotta e un incidente sulla superstrada aveva dirottato tutto il traffico sul lungolago), che ha messo a dura prova anche i ragazzi i quali hanno però mostrato uno spirito di adattamento davvero encomiabile, è ora solo un vago ricordo, mentre nella nostra mente e nel nostro cuore rimangono impresse le emozioni vissute in due giorni.... davvero indimenticabili.
Un'esperienza indimenticabile
(Commento di A.Gogna)
Ci sono dei momenti di grande felicità di cui i bambini sono i principali e inconsapevoli artefici.
Ci sono anche dei momenti in cui uno pensa di non essere mai riuscito a far sentire loro davvero quanto grande e quanto bella sia la Natura che ci circonda. E di non esserci riuscito soprattutto con i propri figli, e intanto il tempo passa e a volte quella sensazione è forte e spiacevole.
Quello che io ho sempre desiderato da loro è la prova che "sentissero" in una maniera speciale la grandezza di ciò che ci circonda: ciò che magari altri bambini non sono chiamati a fare.
In quei momenti sono triste perché penso anche che non ho nessun diritto di chiedere a nessuno di essere uguale a me e nello stesso tempo desidero con tutte le mie forze che loro siano meglio di me.
Le figlie: non camminavano ancora ed io le portavo sulle spalle per i sentieri; quando erano proprio piccole le portavo in uno zainetto che avevo davanti. Sotto il mento le sentivo respirare e desideravo tanto che loro, portate così nei boschi, sui prati e sotto le rocce, cominciassero a respirare anche l'atmosfera magica di un bosco che un papà voleva rivelare alle sue bambine.
La bellezza delle favole, l'incantesimo dei cartoni animati che tante volte li rapiscono davanti alla televisione e la magia di un racconto della mamma prima di addormentarsi sono dei modi per suggerirgli quanto può essere bella una vita se vissuta come una favola. Ma allora occorre essere capaci di meravigliarsi ogni volta, di fronte ad un mare, di fronte ad una montagna o ad un bosco. Di fronte ad un animale libero. E solo amando, ma amando veramente, ciò che li circonda capiscono che cosa le mamme e noi papà gli abbiamo dato quando li abbiamo messi al mondo.
A scuola impareranno a scrivere sempre meglio, le operazioni di matematica e le lingue straniere. Gli insegneranno tante altre cose, e i loro compagni prima o poi vivranno con loro tutte le più belle esperienze della vita.
Al papà cosa rimane da insegnare? Cosa può mai insegnare un papà?
Se io fossi nato in questi anni, credo che vorrei diventare un astronauta e visitare i mondi dello spazio. Ci sono ancora tante cose che non ho visto da vicino, possano loro vederlo.
Sognate, bambini, sognate tanto. Liberate quei sogni che di certo sono dentro al vostro cuore, un po' prigionieri.
7 novembre - Valmadrera - S. Tomaso - Ambiente e tradizioni,
con i Genitori
Vista la bella esperienza dell'anno scorso, anche quest'anno, come gruppo di AG, abbiamo deciso di preparare l'uscita dei nostri "Aquilotti" con i loro genitori, amici, fratelli/sorelle.
La meta scelta è S. Tomaso in Valmadrera. Ritrovo in via Feraboli per il primo gruppo, gli altri li faremo salire poi alla Stazione Garibaldi.
Ci ritroviamo in una cinquantina, con l'orgoglio di avere come mascotte 3 piccoli, fra fratellini e sorelline dei nostri "Aquilotti"… meglio di così!!!
Arrivati a Valmadrera si aggregano al gruppo altri due adulti (con cane al seguito) e Giordano (Anag) con moglie, nostri collaboratori sul territorio per questa gita (loro abitano proprio in questo bel luogo).
Partenza per S. Tomaso dopo doverosa pausa caffè (i genitori hanno bisogno di una carica in più) e necessaria pausa bagno: piano piano, chi prima chi dopo siamo arrivati tutti alla meta.
Piccolo spuntino e poi si va tutti in località "Taja Sass" dove Giordano spiega il lavoro che si faceva in quelle zona.
Il lavoro consisteva nel taglio dei sassi (massi erratici di serpentino) con un sistema di carrucole e fili di ferro, con il grande aiuto dell'acqua e con tanta pazienza.
Finito il taglio le lastre venivano portate a valle da coppie di buoi e da lì partivano per le città vicine, compresa anche Milano.
Ma dopo le parole si passa… alla pappa, per grandi e piccini perché le fatiche non sono ancora finite: i genitori faranno i giochi al posto dei figli e i figli faranno gli esaminatori, sostituendosi così agli accompagnatori.
In questo modo si mettono alla prova anche i ragazzi e si riesce a capire se durante l'anno la loro partecipazione è stata solo a livello di passeggiata o hanno anche appreso le nozioni a loro passate, imprimendosele nella mente.
I genitori si sono calati nella parte dei giocatori con gioia, hanno partecipato attivamente e se la sono cavata anche bene!
Il tempo purtroppo si è guastato di colpo, ma ci ha permesso di riunirci tutti "vicini vicini" nel lavatoio dietro l'agriturismo dove Giordano ci ha spiegato le caratteristiche di quel luogo, di come si svolgeva la vita nel quotidiano di tanti anni fà; degli usi e costumi di quel tempo, dove la scuola non c'era, ma la vita di ogni giorno insegnava lo stesso molto.
Appena spiove ci incamminiamo per la discesa perché il pullman ci aspetta alle 17,00 in punto per il rientro a Milano.
Il viaggio di ritorno si svolge in tranquillità, per quanto riguarda i genitori, un po' stanchi perché non abituati a questi ritmi, seppur non frenetici; i piccolissimi non cedono, crolleranno a casa… ma il gruppetto maschile degli "Aquilotti" non demorde e ne approfitta per farsi scherzi a tutto spiano in fondo al pullman…
Alla fine di questa giornata, visti i risultati ottenuti, siamo convinti di aver fatto un ulteriore passo avanti come gruppo AG; le esperienze fatte in questa giornata ed anche tutte quelle dell'anno 2004 ci sono servite a sperimentare cose che sicuramente ci saranno preziose per il proseguimento del nostro cammino nel 2005. Certi di poter lasciare una "traccia" nelle esperienze vissute insieme ai nostri "Aquilotti", ma altrettanto sicuri di ricevere molto da loro.
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