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20 Febbraio - Campra (Svizzera)
- Proviamo lo Sci di Fondo
(con la Scuola di Sci di Fondo della sottosezione “Fior di Roccia”
del CAI-MI )
Prima uscita del corso di Alpinismo Giovanile, tema: la neve.
Come ogni anno proponiamo ai ragazzi un’esperienza sulla neve; l’anno scorso abbiamo provato le “ciaspole”, quest’anno lo sci di fondo.
Il passa parola fra i ragazzi dell’anno scorso ha portato nuovi proseliti nella nostra già non piccola famiglia, quest’anno abbiamo avuto ben 50 iscrizioni, purtroppo 10 non sono state accettate in quanto ingestibili al momento per il nostro esiguo corpo “accompagnatori”, fra i nuovi iscritti infatti vi sono compagni di scuola e fratelli o sorelle.
A questa prima uscita partecipano quasi tutti: un bell’esercizio per noi accompagnatori. Ci aiutano in quest’impresa gli amici fondisti del gruppo “Fior di roccia”, meta sarà Campra in Svizzera.
Vi lascio immaginare quale impresa sia organizzare il tutto: occorre informare per tempo i genitori che servono i documenti validi per l’espatrio, procurare sci e scarpe per tutti imbroccando i rispettivi numeri di scarpe, ricevere le iscrizioni, preparare il programma da effettuare, telefonare a chi ancora non ha confermato la presenza, ecc,….
In effetti, raddoppiato il numero degli iscritti, le cose da fare sono aumentate.
Le previsioni non sono molto allettanti, ma siamo fortunati ed in Svizzera, mentre in Italia piove, troviamo un tempo accettabile: non vedremo il sole, ma almeno non piove.
Siamo in tanti, e finalmente possiamo permetterci un pullman, il ritrovo avviene in un clima di gioiosa allegria: c’è chi si rivede dopo la festa di fine corso del 2004 e chi si incontra per la prima volta. I ragazzi sono come sempre allegri e vivaci ed i nuovi, in breve, han già fatto amicizia: <<come ti chiami?>>, << a che scuola vai?>>, <<sei già stato in montagna?>> ecc, ecc,….
Dopo la frontiera, finalmente entriamo in Svizzera… nessuno ci ferma più (così sarà anche per il ritorno). Dopo tutto il fegato che ci siamo fatti per i documenti quasi quasi viene voglia di fermarsi e mostrarli…
Ancora una ventina di chilometri e finalmente arriviamo a Campra. I ragazzi sono eccitatissimi e non vedono l’ora di cimentarsi in questa nuova specialità, che oltretutto molti non conoscono.
Ok, è ora di prepararsi: un piccolo spuntino (giusto per soddisfare qualche piccolo brontolio dello stomaco) e distribuiamo gli sci già predisposti con i nome dei destinatari (le scarpette sono già state consegnate durante una sosta effettuata in autostrada); c’è una gran confusione…
Alla fine, siamo pronti! Ci incamminiamo verso le piste; i ragazzi vengono divisi in tre gruppi, uno per ogni maestro di sci presente coadiuvato da due accompagnatori.
Allineati i ragazzi (cosa non facile) i maestri cominciano ad insegnare l’ABC dello sci di fondo; qualcuno preso dall’entusiasmo comincia a vagare per il pianoro, ma viene richiamato subito all’ordine.
Evviva! Ci muoviamo ed in fila indiana, come dei piccoli anatroccoli che seguono la mamma, gli aspiranti fondisti cominciano a sfilare sui binari avanti e indietro più e più, volte fino a prendere una discreta padronanza della tecnica dello scivolamento con i nuovi attrezzi in dotazione: gli sci.
Capitomboli, risate, cadute e ancora risate… si è visto un po’ di tutto!
La cosa positiva è che anche i soliti due o tre scalmanati sembrano calmi: non hanno più fiato da vendere!
Ora ci muoviamo con più disinvoltura ed i maestri ci portano sul vero e proprio circuito (a Campra ci sono 30 km di piste), un breve tratto di salita, che procurerà una vera e propria ecatombe; la tecnica della scaletta in salita non è proprio facile per dei principianti, infatti chi sta in alto, scivolando all’indietro porta giù anche tutti quelli che stanno sulla sua scia.
Alla fine riusciamo ad entrare nel circuito e, via , uno dietro l’altro.
La pista è veloce, infatti in questo tratto il tracciato si trova in leggera discesa; la tensione della prima volta cala ed abbiamo il tempo di guardarci in giro scoprendo un ambiente stupendo e incontaminato.
Dopo circa 2 km arriviamo in una splendida piana che diventerà teatro della piccola gara a squadre (ma senza premi) che hanno messo in piedi i maestri di sci. Viene in breve organizzata una mini-staffetta su un percorso di circa 200 mt che i ragazzi, divisi in tre squadre, percorrono due volte.
Regola obbligatoria: fare un tifo da stadio! Urla, incitamenti…i ragazzi ce la mettono tutta; è una vera e propria emozione vedere i più piccoli scivolare veloci sugli sci. Nella piana si sentono solo le nostre urla.
Come sempre accade, però, anche le cose belle prima o poi finiscono…questa volta è la fame che si fa sentire: sono le 14.00 e non abbiamo ancora mangiato. E’ ora di tornare da dove siamo partiti; lì ci aspetta un locale riscaldato dove abbiamo lasciato i nostri zaini con le cibarie. Dagli zaini, come al solito, esce di tutto: panini megagalattici, frittate, e chi più ne ha più ne metta!
Le mamme hanno sempre paura che i loro anatroccoli soffrano la fame! Comunque fanno bene, qui si spazzola tutto, anche gli avanzi del vicino! Meno male che le sedie ed i tavoli non sono commestibili…
Alle 15.30 circa viene suonata la tromba della ritirata. E’ ora di ripartire. Una volta ripulito l’ambiente che ci ha ospitato a pranzo, ci incamminiamo stanchi, ma felici verso il pullman che ci condurrà a casa. Tra barzellette, battute e piccole dormite, alle 19.00 siamo a Milano.
Un ringraziamento agli amici del gruppo “Fior di Roccia”, grazie ai quali è stato possibile organizzare questa splendida uscita.
Alla prossima ragazzi!
20 Marzo - Canzo
Rif. Terz’Alpe - Gli Alberi dei Boschi (8-11anni)
Monte Cornizzolo - Toccare una Cima (11-14 anni)
Per la prima volta viene sperimentata la suddivisione del gruppo per fasce d’età.
I più piccoli percorreranno la mulattiera che sale alla sinistra della località detta “Gajum”, dove vi è una sorgente di acqua oligominerale, già conosciuta ai tempi degli antichi Romani, e procederanno in salita fino in località Primalpe per scendere poi lungo il sentiero geologico della val Ravella e ricongiungersi così, con il gruppo dei più
grandicelli. Il gruppo 11-14 anni, percorrerà il sentiero n°7, che staccandosi sulla destra della val Ravella, dopo circa 800 metri di dislivello ci depositerà sulla cima del monte Cornizzolo.
Giunti alla stazione di Canzo ci si prepara per la prima “camminata” della stagione.
Si organizzano i due gruppi, si distribuiscono a tutti i partecipanti una cartina della zona ed una scheda in cui sono contenute foto e descrizioni dei principali alberi che incontreremo durante l’escursione, ed infine si parte.
Si muovono prima gli “aquilotti” più “cresciuti” e, dopo poco, anche i più piccoli a cui si uniscono anche tre ragazzi di Paullo (sottosezione del Cai di Melzo) insieme con il loro accompagnatore Uberto.
Attraversato il paese si giunge quindi alla sorgente Gajum da dove si imbocca la mulattiera per il rifugio Terz’Alpe.
Mossi i primi passi, cominciamo ad incontrare quei fiori che per primi sbocciano con la nuova stagione.
E via..., che parte la gara a chi ne vede di più diversi o colorati, e domande del tipo << Come si chiama quello?>> oppure << Cos’è questo?>>,... si sprecano.
E’ comunque molto piacevole vedere quanta curiosità e partecipazione c’è in tutti.
Ovviamente la situazione si ripete quando cominciamo ad incontrare i diversi alberi del bosco che stiamo attraversando.
Fortunatamente sono con noi anche Gianni (del CAI di Paderno Dugnano) ed il Presidente della nostra sezione Enrico Tormene, ed è grazie anche alla loro competenza, che riusciamo a tenere testa alla “raffica” di domande e curiosità che ci vengono rivolte.
E così, tra una spiegazione e l’altra, arriviamo in località Prim’Alpe dove ci prendiamo una breve pausa, prima di visitare il piccolo ma ricco museo che vi si trova.
All’interno, un’enorme porzione di tronco di quercia catalizza l’attenzione dei ragazzi e ciò ci permette di ritornare sull’argomento della giornata per concluderlo poi, prima di riprendere il cammino verso il rifugio e verso l’ormai stra-desiderata pastasciutta.
Prima di ripartire per l’ultimo tratto viene mostrata la meta (la cima del Monte Cornizzolo) verso la quale si stanno dirigendo i loro compagni più grandi.
Un misto di sorpresa, incredulità ed ammirazione attraversa gli occhi di molti... << Ma vanno fin lassù?>>, << Ma quanto ci mettono?>>, << Come’è lontano!!>>, << Quanto è alto!!>> sono alcune tra la diverse esclamazioni che ascoltiamo!!
Ancora un piccolo sforzo e finalmente arriviamo al rifugio, dove troviamo un locale totalmente a nostra disposizione per assaporare la tanto agognata pastasciutta.
In un lampo l’enorme pentolone viene svuotato. Lasciato un po’ di tempo per riposare, compiliamo quindi le “schede riassuntive” della giornata e ci prepariamo infine per il ritorno che avverrà lungo il sentiero geologico.
Anche durante il ritorno, gli spunti per imparare cose nuove non mancano, ed in questo ci sono di grande aiuto i pannelli predisposti lungo il percorso.
Il sentiero termina alla sorgente da dove siamo partiti in mattinata e qui giunti, sostiamo un poco in attesa del gruppo dei più grandi che, infatti, arrivano poco dopo.
Ma per loro com’è andata la giornata? Sentiamo un pò...
Poco dopo aver lasciato Gajum, imbocchiamo un sentiero che, con ripidi tornanti, sale nel bosco e che in breve, ci porta in quota, dove, solamente nella parte alta, essendo esposto a nord, troviamo un po’ di fango e qualche rimasuglio di neve.
Brevi soste ci permettono di riprendere fiato e di bere qualcosa, il cielo è leggermente velato per cui non soffriamo il caldo del giorno prima (27°).
Osserviamo le prime fioriture primaverili: primule, erba epatica, rose di natale ecc.,
improvvisamente il sentiero spiana. << Siamo arrivati?>>, chiede prontamente qualcuno; <<No! Siamo solo al pianoro antistante il rifugio “Marisa Consiglieri”, per la cima ci vorranno ancora 15 minuti
circa >>.
Avvisato il rifugio della nostra presenza (cosi’ da cominciare a preparare la pastasciutta, opportunamente prenotata da Milano), riorganizzato il gruppo dei più’ intrepidi, in fila indiana seguiamo le orme del prof. (Paolo), il quale immortala l’impresa con la sua videocamera digitale.
La cima! Sormontata da una enorme croce è raggiunta con gran soddisfazione di tutti, per qualcuno sarà la sua prima cima, speriamo sia anche un bel ricordo. Purtroppo la scarsa visibilità non ci fa godere del bellissimo panorama a 360° che si puo’ ammirare da questo luogo.
Sono gia’ le 13, è ora di raggiungere quei pochi che sono rimasti al pianoro sotto l’attenta sorveglianza di un baldo e giovane (si fa per dire) volontario, Mario, il quale ha il suo bel daffare a richiamare all’ordine un paio di scalmanati.
Scendiamo velocemente dalla cima, i nostri amici al pianoro, stanno guardando con fare sospetto gli escursionisti intenti a mangiare sul prato. Abbiamo capito, è ora di entrare in rifugio. Ci accomodiamo intorno ad una lunga tavolata, ed ecco apparire magici piatti di pastasciutta fumante. I piatti vengono letteralmente ripuliti, tanto che forse non occorrerà neanche lavarli (abbiamo le foto a testimoniarlo), comunque per chi ha ancora fame, dopo la pasta restano sempre i panini di mamma.
Consumato il pasto, ci restano circa 20 minuti per compilare le schede preparate da Sergio , dove i ragazzi riportano le loro sensazioni e scoperte avute durante la salita.
E’ ora di scendere, rifatti gli zaini ed allacciati gli scarponi, si riparte.
La discesa sarà effettuata lungo la dorsale del “Sasso Malascarpa”.
Passando sotto le gigantesche antenne poste sulla sommità del Monte Rai, si prosegue lungo l’aerea cresta che fa da spartiacque fra la Val Ravella e
Valmadrera. Una brevissima deviazione, ci porta a vedere i famosi “Campi Solcati”, una testimonianza di erosione dovuta allo scorrere dell’acqua sul calcare.
Finita la cresta, ci aspetta la ripida discesa in mezzo ad un bellissimo bosco di abeti rossi fino alla forcella di Ravella, dove un sentiero in falso piano, in pochi minuti ci porta al rifugio Terzalpe (meta del gruppo dei più piccoli).
Breve sosta per rinfrescarci alla fontana del rifugio, poi via di corsa per non perdere l’appuntamento con il primo gruppo, che ci sta aspettando al
“Gajum”.
Ore 16.30, la truppa è riunita, i tempi sono stati rispettati, scambio di sensazioni sugli avvenimenti della giornata, grandi bevute di acqua alla fonte “Gajum”, e via verso la stazione di
Canzo. Il treno è in orario, tutti riescono ad accomodarsi (anche perché sia all’andata che al ritorno la carrozza è stata prenotata). Sembrerebbero tutti stanchi, chissà forse il rollio del treno li aiuterà ad addormentarsi, invece, roba da non crederci……sono più freschi di stamattina, ed allora via con: barzellette, scherzi, aneddoti e racconti.
Qui bisogna inventarsi sempre qualcosa, penso che prossimamente oltre ai manuali di montagna, occorrerà acquistare anche un bel libro di barzellette.
Ciao alla prossima……
2 Aprile - Parete Rossa - Esercitiamoci ad Arrampicare (insieme)
Sabato 2 aprile ore 8.30, ritrovo a Fizzonasco, alle porte di Milano.
Si avete capito bene, non si va in montagna, bensì a Milano, abbiamo organizzato un’uscita in una palestra indoor di arrampicata: la “ Parete Rossa” di
Fizzonasco. I baby-climber presenti all’appello sono una trentina, curiosissimi di vedere com’è fatta una palestra di arrampicata al coperto.
Entriamo, ci fanno accomodare negli spogliatoi (come una vera palestra), dove lasciamo le nostre cose e presa solo l’attrezzatura d’arrampicata finalmente andiamo in palestra.
C’e’ solo l’imbarazzo della scelta, rimaniamo a bocca aperta nel vedere queste pareti che sono dritte, strabiombanti ed inclinate, piene di prese artificiali di tutti i colori, sembra di essere a carnevale.
Alla base delle pareti poi vi sono dei piccoli cartelli che indicano il nome delle vie con le relative difficoltà da superare , a patto
però che si rispettino i colori delle prese, (esempio: utilizzando solo le prese verdi le difficoltà sono di 6a). Inutile dire che le prese noi le utilizzeremo tutte, abbassando notevolmente le difficoltà affrontate.
Essendo presenti cinque accompagnatori, dividiamo i ragazzi in 5 gruppi di 6,
Imbragato tutto il gruppo, iniziamo con i “fondamentali” dell’arrampicata: i nodi.
Barcaiolo, mezzo barcaiolo, nodo delle guide con frizione; li faremo e rifaremo non so quante volte. Dopo circa mezz’ora si comincia a vedere qualche risultato, in molti riescono a fare i nodi in modo autonomo, è ora di arrampicare.
I 5 gruppi si dividono lungo le pareti, prima di far salire i ragazzi mostriamo loro un po’ di tecnica di arrampicata: uso degli appigli, degli appoggi, come ci si sposta e si bilancia il peso,
raccomandando inoltre di non strisciare lungo la parete ma di stare ad una distanza che permetta loro di vedere gli appigli e gli appoggi da utilizzare.
Ecco! Ora tocca a loro, le corde sono già state posizionate dai responsabili della struttura loco, per cui si sale in moulinette, cioè le corde sono ancorate in alto e chi sale viene assicurato dal basso (in pratica si sale sempre come un secondo di cordata).
Quasi simultaneamente, i ragazzi di tutti i gruppi cominciano le loro esperienze d’arrampicatori.
C’è quello più deciso, quello più spavaldo ma anche chi affronta per la prima volta una parete attrezzata e si dimostra più timoroso e preoccupato.
In questo senso è particolarmente significativo ciò che succede, ad esempio, nel gruppo di Bruno.
Qui, infatti, il primo, dopo essere salito di un paio di metri, è preso da un
pò di ansia e chiede di scendere; è comprensibile, ma speriamo però che non sia
così per tutti. Parte poi il secondo, ed in un attimo, con pochi consigli, è in alto (la parete in questo punto è alta circa 6 metri), viene fatto scendere; quindi sale il terzo, il quarto, e
così tutti e sei.
Bisogna dire che sono proprio bravi; resta solo un po’ di rammarico per il primo che ha provato.
Mah, che succede! Forse siamo stati un po’ precipitosi nel giudicare. Qualcuno “strattona” Bruno per la maglietta. Bruno si gira: è lui.
<< Che c’è >>, gli domanda; e lui <<Voglio riprovare
>>; <<Va bene, legati e riproviamo >> è la risposta. Forse stimolato dagli altri, sale come un ragno, ed in breve è in cima; scende, ma non si slega, vuole riprovare. Gli altri, in realtà toccherebbe a loro, capiscono che il momento è magico, e lasciano perdere. Lui con un sorriso sornione, ne approfitta subito e riparte veloce come un gatto. Abbiamo creato un vero mostro di bravura!
Ore 11.30, lasciamo liberi i ragazzi di cimentarsi dove meglio credono, sempre sotto la nostra attenta vigilanza ed a non piu’ di un metro da terra; ed eccoli inventarsi vertiginosi traversi,
da percorrere avanti/indietro finchè le braccia resistono. Alle 12, dobbiamo lasciare libera la palestra, il programma è stato rispettato, tutti si sono cimentati con l’arrampicata e si sono divertiti.
Lo scopo dell’uscita è stato raggiunto, sicuramente un’esperienza da rifare.
10 Aprile - Zucco dell’Angelone
Impariamo ad Arrampicare (8-11anni)
Giochi d'Arrampicata (11-14 anni)
Oggi si arrampica!
Dopo avere sperimentato materiali e tecniche in palestra (vi ricordate la Parete Rossa di Milano) i ragazzi si cimenteranno per la prima volta all’aperto, su una vera e propria parete.
Andremo alle “Placche di Introbio” che si trovano in Valsassina in quel di Pasturo, dove le Guide Alpine locali hanno attrezzato un settore proprio per i ragazzi.
Ma per la famosa legge di Murphy….. ci si mette anche il tempo, ha piovuto tutta settimana
e per Domenica le previsioni sono un po’ pazzerelle, comunque non disperiamo e partiamo lo stesso, l’esperienza ci ha insegnato a non demordere, al massimo attueremo il piano di riserva: si va a mangiare in rifugio.
A Pasturo ci aspettano Enrico, Gianni ed Enzo che ci accompagneranno in quest’avventura.
Inutile dire che i ragazzi sono elettrizzati, non vedono l’ora di vivere le medesime emozioni
provate a Milano alla Parete Rossa, ma solo che questa volta siamo su vera e propria parete di roccia.
Ecco! Ci stiamo avvicinando all’appuntamento con i nostri amici che ci hanno preceduto in auto, ma le loro facce non promettono nulla di buono, ci guardano e
cominciano a scuotere la testa; ahi!ahi!ahi! qui mi sa che oggi non si arrampica.
Hanno fatto un sopraluogo, ed anche se non piove e splende un timido sole, la roccia è umida e bagnata e non si presta all’attività in programma.
Breve consulto, non c’è nulla da fare, si attua il piano d’emergenza previsto.Il gruppo A (8-11 anni) andrà al Rifugio Riva, ed il gruppo B (11-14) salirà alla chiesetta di San Calimero per poi ricongiungersi al Riva con il resto del gruppo.
Spieghiamo ai ragazzi il nuovo programma, lasciamo il materiale d’arrampicata sul pullman (il peso da portarsi addietro non sarebbe indifferente) e raggruppati allievi ed accompagnatori ci separiamo e partiamo ognuno per la propria strada, dandoci appuntamento a più tardi.
Il gruppo dei "piccoli" si avvia quindi alla propria meta, su un sentiero tranquillo che li condurrà dapprima a visitare un bel museo, sito in un'amena località (Prim'Alpe) e poi...la località più agognata (leggi: dove si mangia), cioè il rifugio Terz'Alpe.
Il sentiero, interamente su mulattiera, è piuttosto tranquillo e numerose sono le occasioni per illustrare ai ragazzi (sempre curiosi, nonostante la tendenza alla "pigrizia cittadina") le meraviglie del bosco. Ora e' il nostro Presidente, Enrico, a spiegare a loro le bellezze e le particolarità delle conifere, ora è invece il paziente Gianni, a "rinforzo" delle nostre fila dal CAI di Paderno, che con calma olimpica e perfetto "aplomb" spiega ai ragazzi come nasce un'area protetta ed affronta le domande curiose dei nostri aquilotti.
Alla prima tappa, ecco una bella occasione per rinfrescarsi (complice una magnifica fontana) ma anche per chiarirsi le idee sul mondo delle rocce (illustrazioni e spiegazioni molto chiare ed alcuni giochi a disposizione facilitano il compito "didattico" degli accompagnatori), degli animali (un bel diorama attira le curiosità dei ragazzi e li spinge in una gara a "chi riconosce prima cosa"), degli alberi (una bellissima sezione di tronco, che troneggia nel museo, ci racconta delle difficoltà affrontate dall'albero durante la sua vita: il clima, la disponibilità d'acqua....e altre cose interessanti).
Ma bisogna affrettarsi, la pastasciutta ci sta aspettando: in men che non si dica ci troviamo tutti seduti ai tavoli: l'entusiasmo (a volte eccessivo) dei ragazzi aggiunge un po' di..."pepe" al magnifico piatto di pasta che i gentili gestori del rifugio ci hanno preparato, e come sempre serve un po' di fatica per mettere ordine nei "ranghi", ma la fame ha il sopravvento e finalmente le boccucce dei nostri pargoli si trovano impegnate a masticare invece che a chiacchierare.
Un'altra breve pausa e via, all'appuntamento con il gruppo dei "grandi" attraverso il sentiero geologico della Val Ravella. Un viaggio attraverso le porte del tempo ci conduce alla scoperta del mondo delle rocce: affascinante e misterioso, ci viene passo passo svelato dagli interessanti cartelli illustrativi disseminati lungo il percorso, che incuriosiscono gli intrepidi aquilotti e li spingono a fare parecchie domande agli accompagnatori, ben felici di dare loro risposta.
Ma ecco che, gia' dall'alto, si intravede alfine il luogo dell'appuntamento: i "grandi" non sono ancora arrivati, pazienza li aspetteremo e ci prenderemo un po' di relax, il tempo a disposizione ce lo consente. Ma dopo poco eccoli, camminano sicuri con l'aria esperta e vissuta, tipica dei grandi esploratori....quante cose avranno da narrarci?
Scherzi, battute, pacche sulle spalle, racconti entusiasti...due mondi che si ritrovano, due modi diversi di esprimersi....ma lo stesso, identico entusiasmo di sempre!
Sono proprio carini...
Nel gruppo dei "grandi", qualcuno mugugna un po’ preferiva arrampicare, qualcun altro è contento preferisce camminare (ma arrivati alla chiesetta di San Calimero dopo 800 mt. di dislivello, anche chi voleva camminare giura di aver detto che preferiva camminare, boh! Sarà il potere della fatica).
Comunque la salita, mai troppo ardita, si svolge fra bellissimi pascoli e casolari in parte su tratturo ed fine su sentiero, dove, dai 1000 mt. quota in su, abbiamo anche la piacevole sorpresa di calpestare circa 50 cm di neve fresca, caduta durante la settimana..
Accompagnati da un bel sole che ha fatto capolino fra le nuvole, torneremo a valle anche abbronzati.
Giunti alla chiesetta di San Calimero, vista l’ora, l’una e trenta, decidiamo di correre giù al rifugio dai nostri compagni per pranzare con loro. Non senza prima ammirare lo splendido panorama che si pone davanti ai nostri occhi, e spiegando ai ragazzi quali cime riusciamo a vedere.
Poi, via in discesa verso il rifugio, dove troviamo i nostri compagni che però vista l’ora hanno già pranzato e nell’attesa stanno giocando.
Dopopranzo, finalmente anche per noi un po’ di relax: chi gioca, chi riposa e chi rompe….
Alle 15.45, suona la ritirata, occorre cominciare a scendere, abbiamo appuntamento con il pullman per le 16.30.
Peccato ragazzi che non abbiamo arrampicato, sarà per una prossima volta, anzi sicuramente per l’anno prossimo al corso 2006, comunque la giornata è stata positiva,
il tempo è stato ottimo e ci siamo divertiti (come sempre).
14/15 Maggio - Piani di Brunino - Alla scoperta della Fauna Alpina
(insieme)
(con Cristina Rovelli)
Finalmente, l’uscita di 2 giorni, tanto sognata ed agognata, l’occasione per dormire fuori casa, lontani da mamma e papà e provare ad essere un po’ più autonomi, senza qualcuno che dica sempre cosa fare.
Peccato, che però i conti si fanno sempre con l’oste, e questa volta l’oste veste i panni degli accompagnatori che non hanno certo intenzione di lasciare mano libera ai pargoli.
Però l’emozione è tanta...... Questa volta, si parte di pomeriggio: treno, poi pullman locale fino a Pasturo, mentre domenica al ritorno avremo un pullman tutto per noi fino a Milano.
Occorre dire che l’organizzazione questa volta è stata più che perfetta, mettere insieme tre mezzi diversi non è cosa di tutti i giorni.
A Pasturo poi, facciamo la conoscenza con Cristina Rovelli, guardia forestale, esperta di flora e fauna, accompagnata dalla madre Carla (anche lei esperta di flora e fauna).
Una cosa accomuna madre e figlia: un grandissimo amore per la natura!! Quali migliori guide per i nostri aquilotti?
Ma.... a questo punto, invece di limitarci a descrivere quanto accaduto durante l’uscita introduciamo una novità.....
Ci faremo infatti raccontare esperienze ed emozioni da alcuni “amici” di Cristina; amici che lei conosce benissimo e che frequenta ogni giorno....
.....Eravamo tutti in attesa..... Cristina ci aveva detto che il 14 e 15 maggio sarebbe arrivata una squadra di 50 ragazzini a visitare la nostra grande casa, ci aveva anche rassicurato che non ci avrebbero fatto del male ma noi, pur fidandoci di Cristina che ogni giorno vigila su di noi, affinché non ci succeda nulla di male, eravamo piuttosto preoccupati.....
Io fui il primo ad incontrarli : me ne stavo tutto tremante sul bordo del sentiero, li sentii arrivare, con le loro voci entusiaste, sentii qualcuno che diceva "Guarda che bei colori!", qualcuno mi fotografò, poi sentii le carezze di qualcun'altro sui miei petali e fu allora che mi terrorizzai..... "Adesso mi colgono e mi uccidono, non rivedrò più i miei prati, le mie montagne, non chiacchiererò più con il vento nè danzerò più con gli insetti.... questa è la fine!". Fui
sorpreso quando vidi tutti quei ragazzini che, dopo avermi sorriso e ammirato, proseguirono il loro faticoso cammino, senza torcermi un capello! Ero ancora vivo, ero rimasto ancora nel mio delizioso posticino sul bordo del sentiero.
Quanto amavo quei ragazzini!!!!
Anche io li incontrai, proprio nel momento in cui la salita si faceva più ripida, li vidi mentre portavano quegli zainoni più grandi di loro e mi divertii a scommettere che non ce l'avrebbero mai fatta ad arrivare al rifugio che li avrebbe ospitati per la notte. Poi sentii che si parlava di me : si raccontò di come erano fatte le mie corna, di come si svolge la mia vita, di come vivono miei amati cuccioli, quali sono i pericoli che devo affrontare ogni giorno.... e fu grande la mia sorpresa nell'osservare quei ragazzi, con lo sguardo incantato e le orecchie ben tese per non perdere nulla di quello che si stava raccontando. Si stava parlando di me e la loro grande attenzione, nonostante la fatica della salita, mi fece sentire molto importante e bella.
Quanto amavo quei ragazzini!!!!
Cristina mi aveva raccomandato di essere puntuale all'appuntamento : nell'oscurità della notte dovevo rispondere ai richiami di quei cari e simpatici ospiti. Come potevo deluderla?! Erano usciti a sera inoltrata dal rifugio, tutti in fila come tanti soldatini, facendosi luce con la pila e avevano cominciato a chiamarmi imitando la mia voce di rapace notturno.... nonostante avessi un sacco di cose da fare (la primavera si sa, è una stagione molto impegnativa per noi che viviamo nel bosco), risposi al loro richiamo e cominciammo una bella conversazione su come avevamo trascorso la giornata (io avevo soprattutto dormito....).
Quanto amavo quei ragazzini!!!!
Il mattino dopo, di buon'ora, cominciai a seguire i nostri piccoli ospiti, saltando da un ramo all'altro ma non ebbi mai il coraggio di lasciarmi vedere (sono uno scoiattolo non un leone....) eppure loro, con un'attenzione davvero sorprendente, si accorsero della mia presenza : osservando una pigna che mi ero mangiata il giorno prima, capirono che io vivevo da quelle parti e si accorsero anche della pigna che aveva mangiato il mio amico crociere che, mentre li guardava tutto soddisfatto, sbatteva il suo forte becco in continuazione, come se volesse applaudire....
Quanto amavamo quei ragazzini!!!!
L'arrivo al laghetto mi portò a diretto contatto con loro, erano tantissimi e quasi tutti si avvicinarono a me per guardarmi, studiarmi, fotografarmi... ero terrorizzata, me ne stavo nell'acqua pensando alla mia breve vita di rana..... "Adesso mi prendono, mi portano via dalla mia casa, vi prego lasciatemi qui!" . Nessuno mi toccò, nessuno mi fece del male.......
Quanto amavo quei ragazzini!!!!
Noi, piccoli fili d'erba, ospitammo sul nostro morbido tappeto, la loro merenda, i loro giochi, il loro riposo ma temevamo che ci avrebbero lasciato un brutto regalo, come cartacce, rifiuti di ogni genere.... e invece, quando se ne andarono, fu come se non fossero mia stati qui, tutto era pulito, tutto era in ordine....
Quanto amavamo quei ragazzini!!!!
E quando la gita giunse al termine guardammo tutti gli occhi di Cristina: anche lei amava quei ragazzini che, in punta di piedi, erano venuti nella nostra casa, rispettandola, scoprendola e amandola.
Arrivederci, tornate a trovarci!
Gli abitanti del bosco!!
....E, a noi, non resta nulla da aggiungere!!!
5 Giugno - Monte Poieto - Meeting Alpinismo Giovanile
- Raduno Regionale Lombardo (insieme)
Eccoci ancora tutti assieme per una occasione simpatica ed aggregante: il "mitico" raduno annuale di AG, durante il quale i ragazzi di tutta la Lombardia possono ogni volta conoscersi e confrontarsi in ambienti di straordinaria bellezza, "complici" le iniziative proposte di volta in volta dalle Sezioni organizzatrici del raduno.
Quest'anno e' stato il turno della Sezione di Gazzaniga (BG), che ringraziamo, e che e' riuscita a "mettere in piedi" una manifestazione davvero simpatica ed interessante.
Zona privilegiata : il Monte Poieto, che con i suoi oltre 1600 mt. domina la cittadina di Aviatico, ridente località della Valle Seriana.
Al ritrovo ad Aviatico, appena scesi dal pullman come spesso succede in questi casi ci si e' trovati in mezzo ad un po' di confusione : chi arrivava, chi si era gia' sistemato e si apprestava a partire verso il luogo del raduno, chi stava avvicinandosi...mamma mia ma quanti siamo? E pensare che non siamo proprio tutti!!
Sbrigate le formalità "di rito" (registrazione, ritiro materiale, etc.), ecco che ci avviamo sul sentiero per la risalita delle pendici del monte Poieto: bellissimo percorso che attraversa il complesso calcareo della "Cornagera" (citata nel 1910 dalla guida del Touring Club Italiano come “Grignetta
Bergamasca”).
Caspita, ma che traversata emozionante : dopo una zona di bei prati (panoramici), ci si avventura (e' proprio il caso di dirlo!) nel "Labirinto", ambiente altamente suggestivo, fatto di canaloni e veri e propri “labirinti” (da cui il nome) racchiusi fra verticali pareti rocciose : alcuni passaggi in fessure strettissime sono davvero mozzafiato! Ci troviamo all'interno di un vero e proprio "canyon" in miniatura, a due passi da casa...
Il sentiero, passando per i torrioni "Gemelli" e "Longo", dove vari arrampicatori si stavano giusto esercitando su questa bella e frequentatissima -fin dai primi anni del 1900- "palestra" naturale, ci ha portato a superare il "Buco della Carolina" e quindi lo spallone sommitale, fino alla cappelletta localizzata sulla vetta.
I nostri ragazzi non potevano chiedere di meglio, per dare sfogo al loro recondito desiderio di entrare nei panni del mitico "Indiana Jones"...e infatti i commenti positivi ed emozionati non si sono fatti attendere.
Stavolta persino gli "eterni incontentabili" si sono lasciati andare : piuttosto che niente, anche la sorpresa di alcune squisite fragoline di bosco, che ammiccavano invitanti fra l'erba, è servita a dare un'emozione in più a chi ancora non voleva "cedere".
Bello vedere tanti ragazzi provenienti da aree geografiche cosi' vicine ma con radici culturali a volte cosi' diverse, divertirsi tutti assieme con l'ausilio di un linguaggio comune: quello del gioco e della spensieratezza, uguali in tutto il mondo, a tutte le latitudini!
Il grande prato su cui le attivita' si sono svolte era davvero invitante per dar sfogo all'energia di cui i nostri giovani sono abbondantemente forniti : quante corse, quante capriole abbiamo visto fare sotto i nostri occhi! Occhi rapiti dallo spettacolo dell'entusiasmo di fanciulli ed adolescenti, ma sempre vigili a sorvegliare che niente potesse turbare la festa. Ed in questo avevamo degli alleati davvero validi: i volontari del Soccorso Alpino e della Croce Verde hanno dato il loro contributo affinche' la giornata rimanesse completamente "serena" (negli animi).
Un altro elemento davvero simpatico ed interessante di questa giornata era rappresentato dalla mostra allestita nelle sale del rifugio e curata dagli studenti di alcune scuole locali, a tema : "Uomo e natura: amici o nemici", completata da una "storia fotografica" delle attività giovanili realizzate in 15 anni dalla Sezione organizzatrice
Come poteva mancare, a conclusione di questa bella giornata e nel rispetto della tradizione dei raduni AG, la S.Messa? Bello e simpatico, anche per il ricordo evocato di tenere ed umanissime storie delle pianure Lombarde, narrateci attraverso il cinema, il nome del parroco officiante: Don Camillo !
Le cifre ufficiali parlano di 1200 partecipanti, e ci rallegra poter affermare che "...anche noi c'eravamo".
E questo, non solo per aver vissuto una grande festa, bella e importante nei suoi significati di aggregazione, scambio, collaborazione... ma anche e soprattutto per la certezza di avere visto direttamente con i nostri occhi, ancor oggi e nonostante tutto, in tempi cosi' terribilmente caotici, insicuri e perciò scevri di interessi reali e valori solidi, che sentimenti apparentemente perduti come solidarietà, generosità ed amicizia sono ancora forti, incredibilmente intatti ed ampiamente presenti fra noi, con noi, nei nostri cuori...
Tanti auguri di lunga vita all'AG!
11 Settembre - Chiavenna - Marmitte dei Giganti: studiamo un Fiume...
(insieme)
...Fin dall'inizio della settimana eravamo lì ad osservare carte meteo, leggere bollettini, consultare siti Internet e chi più ne ha, più ne metta: quasi quasi sembrava che la perturbazione in arrivo, così come avevano fatto le sue "sorelle" nei giorni precedenti, sarebbe passata sulle nostre teste in nottata per regalarci una giornata serena e scevra da complicazioni...acquatiche.
Ma invece no, ecco che a dispetto di tutte le nostre attenzioni l'acquazzone ci ha atteso al varco a Chiavenna, costringendoci ad un cambio di programma che fino all'ultimo avevamo sperato di non dover fare.
Ma tant'e'...Giove pluvio non sta certo a guardare le esigenze di tutti, perchè non vuole complicarsi la vita...ed eccoci quindi a visitare i Crotti di Chiavenna, in luogo delle Marmitte dei Giganti previste dal programma. Meno male che i ragazzi sanno adattarsi (se pur con qualche brontolio...) alle situazioni nuove e riescono ad essere allegri anche sotto un telone durante uno scroscio d'acqua, in attesa che il sole torni a fare capolino.
Nell'attesa, ottima e' stata l'occasione della annuale Festa del Crotto per poter visitare un
"crotto" (1) della Valchiavenna, il cui proprietario ci ha molto gentilmente ospitato (in piccoli gruppi), spiegandoci origini ed utilizzi antichi e moderni di queste fantastiche cavità naturali, che i nostri avi hanno usato (e i loro eredi ancor oggi), in mancanza delle moderne comodità, come....frigoriferi naturali!
(1) I
Crotti
I "crotti" sono della cavità naturali nella roccia, diffuse soprattutto in Valchiavenna. Questi anfratti sorgono sui resti di antiche frane che si sono staccate dai versanti della vallata. La presenza di un fiume – il Mera - e il ricircolo di correnti di aria fredda tra gli spiragli dei massi, ha favorito la nascita di una corrente d’aria costante, chiamata Sorel, la cui temperatura si attesta intorno agli otto gradi tutto l’anno sia d’estate, che d’inverno. Con il tempo le popolazioni hanno imparato a sfruttare questo vento fresco, costruendo attorno alle bocche da cui proveniva l’aria, delle specie di cantine nelle quali venivano conservati il vino, i salumi e i formaggi prodotti sugli alpeggi. In realtà, l’origine del Sorel non è ancora certa: su questo fenomeno, infatti, non sono stati condotti studi scientifici accurati, né indagini geologiche precise. ( www.vaol.it)
Prima che anche noi ci trovassimo a poter comprendere a fondo le sensazioni di un salume messo al fresco all'interno di un crotto, "rinfrescandoci" a nostra volta, ecco che il sole ha avuto finalmente pietà di noi ed ha mostrato, birbone, il suo allegro volto, consentendoci di uscire all'aperto e goderci almeno la seconda
metà della giornata. L'acquazzone non è stato breve, quindi l'ora era propizia per la "canonica" sosta pranzo, ospiti nel cortile (coperto, non si sa mai...) di un bell'oratorio: questa pausa ci ha consentito di ricaricarci e di fare anche qualche gioco, con l'ausilio di corde e cordini (i nodi alpinistici sono sempre un bel "rebus" per i nuovi aquilotti....e per i "veterani" ?), in attesa del momento della partenza. Destinazione: Cascate dell'Acqua
Fraggia! (2) Un breve tragitto, attraverso belle ville e giardini lussureggianti, ci ha portato davanti ad uno spettacolo della natura veramente straordinario (uno dei più piccoli AG è rimasto letteralmente "a bocca aperta" dallo stupore!!): non per nulla questa meraviglia è stata istituita Riserva Naturale gia' dal 1984 !
(2) Cascate
dell'Acqua Fraggia
Sul finire del 1400 Leonardo da Vinci, ingegnere Ducale di passaggio da Chiavenna, annotò sul "Codice Atlantico" che "su per detto fiume (Mera) si trova chadute di acqua di 400 braccia le quali fanno belvedere", e diversi viaggiatori europei, tra il Sette e l'Ottocento, definirono le cascate dell'Acquafraggia come le più belle fra le Alpi.
Il bacino dell' Acquafraggia è situato all'imbocco ovest della Val Bregaglia. Il torrente omonimo nasce dal pizzo di Lago a 3050 m. s.l.m., in un punto dello spartiacque alpino dal quale scendono fiumi che sfociano nel mare del Nord, nel mar Nero e nel Mediterraneo.
Scendendo verso fondovalle percorre due valli sospese, ambedue di origine glaciale, l'una sui duemila metri e l'altra sui mille metri di altitudine. L'Acquafraggia forma quindi una serie di cascate, di cui quelle più in basso sono le più suggestive, con il loro doppio salto. Si capisce così l'origine del nome Acquafraggia, da "aqua fracta", cioè torrente continuamente interrotto da cascate.
(www.parks.it- Monumento Naturale Cascate dell'Acqua Fraggia)
Al cospetto di cotanta bellezza (che ha affascinato, nel 1400, persino Leonardo da Vinci!!) non si poteva evitare di sostare per un po' di tempo, allo scopo di dare modo agli occhi (e allo spirito) dei nostri "aquilotti" di bearsi di tanta meraviglia, ma anche per scorrazzare un pochino nei prati, dopo una mattinata trascorsa in una forzata
semi-immobilita'. Ed ecco quindi che, fra spruzzi scintillanti, arcobaleni d'acqua e risate argentine, dopo la foto di rito ai piedi della cascata viene il momento in cui bisogna "fare sul serio", perche' c'e' ancora da imparare qualcosa.
Come l'anno scorso lungo il Torrente S.Giulio, nei pressi di Cittiglio (VA), i nostri piccoli AG si sono anche stavolta trasformati in solerti studiosi, cimentandosi nella misurazione dei parametri vitali del torrente che forma le cascate e ne porta il nome, per comprendere e valutare il suo "stato di salute".
Destreggiandosi fra termometri, metri, cronometri, cartine al tornasole e boccettine varie, gli aquilotti AG SEM si sono dimostrati ancora una volta all'altezza della situazione: attenti e metodici, hanno sottoposto il torrente ad una vera e propria "visita" approfondita, ricavandone dati che ci hanno permesso di stabilire (meno male!) che il nostro torrente gode di buona salute e quindi, almeno per ora, possiamo ancora stare tranquilli.
Ma ecco che Giove pluvio, forse infastidito da tanta allegria, torna a fare il "broncio" e dirige su di noi altre nuvole dall'aspetto poco raccomandabile: aquilotti e accompagnatori sono quindi costretti a fare "dietro front" in breve tempo, dirigendosi all'appuntamento con il pullman che ci riporterà tutti a casa.
Certo, avrebbe potuto essere una giornata completamente diversa, ma l'importante è riuscire a divertirsi assieme anche nell'imprevisto, imparando altre cose belle ma soprattutto apprendendo che la montagna ha sempre in serbo qualche "sorpresa" e quindi bisogna essere sempre pronti a tutto, senza mai "abbassare la guardia"!!
Ancora una volta grazie, ragazzi, la vostra allegria ed il vostro entusiasmo hanno reso molto piacevole quest'altra tappa del nostro percorso assieme alla scoperta della montagna...e di noi stessi!!
La prossima volta cammineranno (e si divertiranno) assieme a noi anche i vostri genitori: appuntamento a Pian
Sciresa!
16 Ottobre - Pian
Sciresa al Monte Barro - Gara di Orienteering
(insieme e con i Genitori )
Siamo all’ultima uscita del corso di Alpinismo Giovanile 2005, che come consuetudine vede anche la partecipazione di genitori, nonni , fratelli dei nostri bravi aquilotti. Quest’anno il gruppo accompagnatori ha organizzato un gara di “Orienteering”. La zona scelta per la gara è il “Pian Sciresa” alle falde del Monte Barro, un balcone in mezzo alla natura, da cui si gode di una splendida vista del lago di Lecco e delle montagne circostanti.
Presso la Direzione Parco del M. Barro vengono recuperate le cartine topografiche scala 1:2500 della zona, già predisposte per gare di Orienteering, viene effettuato il sopraluogo di rito e individuati i punti dove installare le “lanterne”.
Per chi non conosce la materia, le “lanterne”, sono delle bandiere bianco-rosse dotate ognuna di un punzone diverso che vengono predisposte lungo il tracciato di gara;
i tracciatori del percorso segnalano sulle cartine (numerandole) la posizione delle lanterne.
I concorrenti, suddivisi in squadre, dovranno orientarsi con la cartina in dotazione,
individuare le lanterne sul terreno e rispettandone la sequenza numerica, punzonare le stesse.
Vince, ovviamente chi impiega meno tempo, ma anche chi commette meno errori, infatti in caso di errore sono previste delle penalità.
Organizzato il gioco, siamo pronti, non resta che recarsi sul luogo della gara ed incominciare.
Malgrado le numerose defezioni (ritiri spirituali pre-Cresima, partite di pallone, ecc.)
si riesce a mettere insieme un pullman.
La comitiva è allegra e chiassosa, tutti sanno che si farà insieme (genitori/ragazzi) una cosa chiamata “gara di orienteering”, ma i più non sanno cosa sia, sarà proprio una bella sorpresa.
Giunti da Milano in quel di Lecco, raggruppati armi e bagagli, si imbocca il sentiero che partendo all’altezza del ponte Azzoni in circa 40 minuti (ma impiegheremo un’ora) ci porterà a destinazione.
Il sentiero all’inizio è abbastanza ripido, infatti si crea subito un lungo serpentone, ma l’idea di fare qualcosa di nuovo insieme ai propri figli, fa superare anche questa fatica,
poi finalmente spiana ed in pochi minuti ci si affaccia al Pian Sciresa, da dove si gode di un meraviglioso panorama.
Al ristoro (ottimamente gestito dal gruppo ANA del luogo), incontriamo gli amici partiti in auto prima da Milano per tracciare il percorso.
Sono le 11, vengono subito formate le squadre (saranno 7), composte da 5 ragazzi più 2/3 genitori (volontari) ed anche alcuni fratelli più piccoli; ad ognuna viene assegnato il nome di un animale(con tanto di cartellino con foto dell’ l’animale scelto appeso sugli
indumenti). Vengono consegnate delle cartine vergini per la spiegazioni del gioco e comunicato l’ordine di partenza.
Al via, ad ogni componente della squadra viene consegnata la cartina ufficiale (quella con segnata la posizione delle lanterne), raccomandato che tutti dovranno punzonare la propria e che il tempo verrà preso sul quinto arrivato di ogni squadra. Noi pensavamo di aver tracciato un percorso
medio-difficile, ma dobbiamo ricrederci, l’abbinamento adulti/ragazzi dà i suoi frutti, tutti corrono come matti, ed in breve il gioco è finito.
La prima squadra arrivata ha impiegato 12 minuti e l’ultima 25, sono stati bravissimi.
Abbiamo comunque fatto le 13, per cui , alè , incomincia il rito del pranzo; che sarà pantagruelico come al solito.
C’e’ anche una sorpresa finale, oggi il gruppo ANA ha organizzato una castagnata, per cui possiamo anche deliziarci con le caldarroste.
Abbiamo davanti ancora 2 orette da passare insieme prima di scendere a prendere ill pullman per Milano, che fare?
Niente paura, dalla fervida mente degli accompagnatori, ecco organizzata immediatamente una gara di tiro alla fune, con una magica corda (povera corda)
apparsa miracolosamente da uno zaino. Ma non è finita si gioca anche a bandiera (un classico per le comitiva) ma che prende sempre tutti, grandi e piccini.
Fra un gioco e l’altro la giornata volge al termine, per cui raggruppata la comitiva,
felici di aver passato insieme una bella giornata, malinconicamente lasciamo Pian Sciresa per Milano.
Un grazie a tutti per la splendida giornata, ed un arrivederci a l’anno prossimo con i ragazzi dell’A.G. SEM per altre splendide avventure.
I vostri accompagnatori: Mario, Dolores, Paolo, Sergio, Roberto, Bruno, Mirko, Stefania, Gianni, Enzo.
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